Estate del 2011. L’Italia è a rischio default per la crisi del suo debito sovrano, lo spread fra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi è in costante salita e le pressioni internazionali si fanno sempre più forti. Il quarto governo Berlusconi è quindi costretto a varare una manovra correttiva da 24 miliardi per garantire il pareggio di bilancio entro i successivi 3 anni. Ma non basta. Poche settimane dopo il Consiglio dei ministri dà il via libera a quella che passerà alla storia come la “manovra di Ferragosto”. Insieme i due decreti-legge (il 98/11 e il 138/11) introducono per la prima volta una clausola di salvaguardia. Non prevede l’aumento automatico dell’Iva (la quale viene comunque portata dal 20 al 21 per cento), ma un taglio lineare alle agevolazioni fiscali nel caso in cui il governo non riuscisse a riordinare il sistema socio-assistenziale entro il 30 settembre 2012. Come calcolato dal Centro studi di Confindustria, il taglio alle agevolazioni avrebbe garantito un gettito di 4 miliardi per il 2012, 16 per il 2013 e 20 miliardi per il 2014.

Gli sforzi non sono sufficienti: il governo Berlusconi cade dopo l’approvazione della legge di stabilità e nel giro di quattro giorni si insedia a palazzo Chigi il “tecnico” Mario Monti. È proprio lui a dover disinnescare per la prima volta gli effetti di una clausola di salvaguardia. Lo fa innanzitutto con il decreto “Salva Italia”, che contiene le coperture per sterilizzare i 4 miliardi attesi per il 2012 e riduce di 6,3 miliardi il gettito dei due anni successivi. Viene cambiata anche la natura della stessa norma: non più un taglio delle tax expenditure, ma un aumento automatico delle aliquote Iva. Insomma, le clausole di salvaguardia come le conosciamo oggi. Dopo aver blindato il pareggio di bilancio, il governo Monti ne riduce ulteriormente l’importo attraverso un taglio alle spese dei ministeri (decreto Spending review) e in parte aumentando il deficit. Restano da trovare risorse per 6,3 miliardi complessivi, pena un aumento dell’Iva di un punto percentuale.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te

In questi tempi difficili e straordinari, è fondamentale garantire un'informazione di qualità. Per noi de ilfattoquotidiano.it gli unici padroni sono i lettori. A differenza di altri, vogliamo offrire un giornalismo aperto a tutti, senza paywall. Il tuo contributo è fondamentale per permetterci di farlo. Diventa anche tu Sostenitore

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Def, Tria in audizione: “Scenario prevede aumento Iva, in attesa di alternative”. Di Maio: “Con M5s al governo non ci sarà”

next
Articolo Successivo

Interessi sul debito, nel 2018 e 2019 lieve calo grazie a durata più breve dei titoli. Ma nel 2022 il costo sale di 10 miliardi

next