Gmail è fra i client di posta elettronica più popolari. 15 GB di spazio all’inizio sembrano sconfinati, con il passare degli anni si finisce per esaurirli o quasi. Google a questo punto propone di aumentare lo spazio di altri 100 GB investendo 1,99 euro al mese, ma non è una spesa indispensabile. Per fare spazio non serve mettersi a fare le proverbiali “pulizie di primavera” e sfogliare a mano tutta la corrispondenza alla ricerca dei messaggi da depennare. Si può ottenere un ottimo risultato usando pochi e semplici comandi.

La prima mossa è banale e probabilmente molti l’avranno già tentata: cancellare il contenuto delle caselle cestino e spam. Entrambe vengono svuotate automaticamente dal sistema dopo 30 giorni, ma per mettere a fuoco nell’immediato lo spazio libero vale la pena farlo.

In secondo luogo, ad occupare moltissimo spazio sono gli allegati. Difficilmente sono di cruciale importanza quelli delle mail ricevute anni addietro, quindi si possono cancellare. Posizionatevi nella casella di ricerca e digitate la stringa “has:attachment” (senza virgolette!). Verranno mostrate tutte le mail con allegato che avete in archivio. Fate clic sulla casella “seleziona”, scegliete la voce “seleziona tutte” (al limite togliete il segno di spunta sugli allegati da salvare) quindi cestinate.

Ci sono poi messaggi di posta che sono particolarmente “pesanti” perché includono immagini o altro. Per trovarli, nella casella di ricerca digitate “size:1000000”. Appariranno in elenco tutte le mail più grandi di 1 megabyte. Se preferite una selezione di manica più larga sostituite l’1 con un altro numero. Per procedere alla cancellazione usate le istruzioni sopra.

Un altro modo per fare pulizia è individuare (e cancellare) tutte le mail precedenti a una specifica data. In questo caso basta scrivere ad esempio “before:2017/01/26” per vedere elencate tutte le mail precedenti al 26 gennaio 2017. Un clic sul cestino le farà sparire.

Se poi avete un gran numero di mail che non avete mai nemmeno aperto (evidentemente non v’importavano granché), tanto vale depennarle. Le trovate digitando il comando “label:unread”.

Per assestare il colpo finale digitate la stringa “category:promotions, older_than:2y” che identifica tutte le mail che Google ha contrassegnato come pubblicitarie, e che fanno data a oltre due anni fa. L’algoritmo in tal senso è piuttosto in gamba. Selezionatele, poi fatele sparire cliccando sull’icona del cestino. Buona continuazione!

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Asus TUF Gaming H5, cuffie da 90 euro indirizzate agli appassionati di giochi

prev
Articolo Successivo

DinDonDan, l’app per conoscere gli orari della messe in tutte le chiese d’Italia

next