Sono arrivati anche ultras da Cosenza e da Terni per dare la loro solidarietà al capo degli ultras dell’Atalanta, Claudio Galimberti, conosciuto come il “Bocia“. Quasi duemila persone sabato pomeriggio hanno manifestato pacificamente per le strade di Bergamo al grido di “Claudio libero”: da circa 25 anni, fatta eccezione una breve pausa di tre mesi, il 46enne non può entrare negli stadi italiani per le diffide e i Daspo, divieti di accesso alle manifestazioni sportive.

Gli ultimi provvedimenti, che prolungano la durata di queste misure fino al 2023, vengono ritenuti ingiusti perché arrivati dopo assoluzioni e proscioglimenti. “Era diffidato per gli incidenti di Atalanta-Catania del 2009. La diffida doveva scadere nel 2014. Però per via di una condanna del Tribunale di Pordenone è finito in blacklist”, spiega il suo avvocato, Federico Riva. Quella sentenza poi è stata annullata ed è stata archiviata la denuncia per “l’episodio della porchetta”: “Nell’aprile 2015 gli ultras stavano preparando panini e porchetta fuori dallo stadio. Lui ha chiamato gli agenti della Digos per consegnare la testa del maiale”.

Voleva essere goliardia, ma è stato denunciato per oltraggio e poi diffidato: “La denuncia è stata archiviata per la tenuità del fatto”, aggiunge l’avvocato. “Claudio ha sbagliato, ha ammesso e ha pagato, ma sta pagando più del dovuto – dice Daniele Belotti, deputato della Lega da sempre legato alla curva -. Questo è un ergastolo da stadio”. Lunedì in questura una delegazione incontrerà il nuovo questore e altri dirigenti per chiedere che le diffide vengano annullate. La speranza del Bocia e degli altri tifosi è che il capo possa tornare in curva per il ritorno della semifinale di Coppa Italia, Atalanta-Fiorentina, il 25 aprile prossimo.

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