Venticinque milioni di italiani sono in sovrappeso o obeso. Tra questi il 46% degli adulti e il 24% degli under 18. Statisticamente, le donne hanno un tasso di obesità inferiore (9.4%) rispetto agli uomini (11.8%). E il problema è maggiormente diffuso al Sud dove un bambino su tre ed un adolescente su quattro sono in eccesso di peso. Sono i risultati del rapporto presentato a Roma in occasione del primo Summit italiano sull’obesità e redatto dall’Italian Barometer Diabetes Observatory Foundation in collaborazione con Istat. Nel documento si sottolinea che “l’obesità e il sovrappeso sono la seconda causa evitabile di tumori dopo il fumo”. Renato Lauro, presidente di Ibdo Foundation, ha commentato: “È diventata ormai necessaria un’attenzione specifica da parte dei decisori politici affinché considerino in tutta la sua gravità questo fenomeno”.

Tasso di obesità doppio per chi non è laureato
Il tasso di sovrappeso in Italia dipende anche dal livello di istruzione. In particolare raddoppia tra chi non ha frequentato l’università: nel 2017 l’obesità interessava solo il 6,6% dei laureati mentre saliva al 14% tra coloro che hanno conseguito la licenza media. Le differenze dipendono anche dal livello di istruzione dei genitori: “La prevalenza di eccesso di peso passa dal 18,5% di bambini e adolescenti con genitori che hanno conseguito la laurea, al 29,5% di quelli i cui genitori hanno un basso titolo di studio”, spiega Roberta Crialesi, dirigente del Servizio Sistema integrato salute, assistenza, previdenza e giustizia di Istat.

Un giovane su tre nel Sud ha problemi di peso
Le differenze non sono limitate al livello di istruzione ma si estendono anche alla zona geografica di appartenenza. Fatta eccezione per la Sardegna, nella maggior parte delle regioni meridionali più di un terzo dei giovani non pratica né sport attività fisica: le percentuali più elevate si rilevano in Sicilia (42%), Campania (41%) e Calabria (40%). Di conseguenza l’eccesso di peso riguarda più o meno un giovane su tre nel Sud e nelle Isole contro il 22% di bambini e adolescenti colpiti nel Centro e nell’Nord-Est. Nel Nord-Ovest va invece meglio: un giovane su cinque ha problemi di peso. Tra gli adulti, le diseguaglianze territoriali sono meno marcate: si passa dall’11,8% di cittadini del Sud e delle Isole in sovrappeso al 8,8% del Centro.
Forte divario anche tra zone rurali e centri urbani: la percentuale più elevata di persone obese (12%) si rileva nei piccoli centri sotto i 2 mila abitanti contro i 9% dei centri metropolitani.

Una persona sovrappeso su quattro nel mondo
L’obesità non è però un problema solo italiano. L’Onu ha lanciato infatti un allarme contro la “mondializzazione” del fenomeno.  Tanto da preoccupare quanto e più della fame. Il direttore generale della Fao, Josè Graziano Silva ha infatti sottolineato come ormai non ci si può più concentrare solo sulla lotta alla fame che rimane comunque l’obiettivo numero due dopo la cancellazione della povertà dell’agenda 2030 dello sviluppo sostenibile: “Il tasso di persone sovrappeso e obese non cessa di aumentare nel mondo e, mentre la fame riguarda zone circoscritte, l’obesità è ovunque“.

Basti pensare che dei 20 paesi dove l’obesità è aumentata più rapidamente otto sono africani. Nel mondo, infatti, sottolinea la Fao, si consumano sempre più alimenti industriali che contengono poco nutrimento ma molti grassi, zucchero, sale e additivi chimici. E gli ultimi dati parlano di 821 milioni di persone che soffrono la fame (11% della popolazione mondiale) a fronte di due miliardi (circa uno su quattro) di persone sovrappeso. Ma il dato più grave è un altro: ogni anno 3,4 milioni persone muoiono per problemi legati all’obesità. Secondo la Fao, dunque “l’obesità va affrontata come un problema sociale e non come il problema di un singolo” e sarà oggetti di diversi incontri e iniziative nei prossimi mesi.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Madre partorisce una bambina per il figlio gay, abbiamo un nuovo Edipo? Un paio di riflessioni

prev
Articolo Successivo

Per un populismo democatico e socialista

next