La guerra arriva nel cuore di Tripoli. L’aeroporto di Mitiga, situato a 5 km dal centro della capitale libica, è stato bombardato. Il raid, che ha colpito una delle piste di atterraggio e non ha fatto vittime, è stato rivendicato dal generale Mohamed Al Manfour, comandante della sala operativa dell’Aeronautica del Libyan National Army, l’esercito di Khalifa Haftar, che venerdì ha lanciato un’offensiva contro la capitale governata dal Consiglio nazionale presieduto da Fayez Al Sarraj e appoggiato dall’Italia. Il militare ha riferito di aver ricevuto informazioni secondo cui un aereo militare era pronto ad attaccare le forze dell’Lna decollando proprio da Mitiga.

Sul fronte diplomatico e degli equilibri regionali e mondiali scossi dall’operazione ‘Diluvio di dignità‘ lanciata giovedì scorso da Haftar, gli Usa hanno ribadito il veto contro una presa di Tripoli, la Francia ha cercato di fugare l’impressione che Parigi appoggi il generale addirittura sul terreno mentre l’Ue ha invocato una tregua. In tal senso il premier Al Sarraj ha ricevuto una telefonata dal presidente francese Emmanuel Macron. Il Consiglio presidenziale libico su Facebook riferisce che Macron ha condannato “totalmente l’attacco alla capitale e la minaccia alla vita dei civili, giudicando necessario porre fine all’aggressione”. Nel colloquio Sarraj ha ribadito che il generale “Haftar ha un’unica opzione: fermare subito le operazioni militari, ritirarsi e tornare da dove è venuto”.

Il generale Al Manfour ha precisato che nel suo attacco a Mitiga “l’Aeronautica ha cercato di evitare di colpire la base, inviando numerosi avvertimenti, ma qualcuno ha scelto di operare sotto il comando di milizie guidate da persone ricercate a livello internazionale”. “Cosi adesso – ha aggiunto – devono affrontare le conseguenze delle loro azioni”. Il generale di Haftar ha avvertito che le forze dell’Lna potrebbero mettere “completamente fuori uso la base di Mitiga o qualsiasi altra base, ma rispettiamo le istruzioni del comandante generale di rispettare gli interessi dei civili, dei passeggeri, dei pazienti e degli studenti dopo che le milizie hanno devastato nel 2014 l’aeroporto internazionale di Tripoli”.

“L’aviazione golpista ribelle ha bombardato l’aeroporto internazionale di Mitiga minacciando la sicurezza del traffico aereo e mettendo in pericolo la vita dei civili nella capitale”, si legge in un comunicato delle forze pro-Serraj diffuso dai media libici. Dopo il raid l’aeroporto è stato chiuso, riferisce Sky News Arabia. Lo scalo di Mitiga è l’unico attualmente operativo nella capitale, l’altro – preso e poi perso dall’Esercito nazionale libico – è quello internazionale a sud di Tripoli e non più operativo da anni.

Sono già oltre 2.800 gli sfollati per gli scontri in corso intorno a Tripoli. Lo fa sapere l’Unhcr , l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, in un rapporto secondo cui “la maggior parte delle famiglie sfollate hanno potuto trovare rifugio da parenti nelle zone più sicure del Paese mentre altri si sono accampati nel campo di Tajoura“, città costiera alla periferia di Tripoli. Inoltre, l’Unhcr, che dice di essere presente sul posto, vuole garantire la sicurezza di coloro “che sono bloccati nelle zone degli scontri” chiedendo l’aiuto delle autorità per portare le “persone più vulnerabili” in un luogo sicuro. Ma “l’accesso è fortemente limitato”, spiegano dall’agenzia Onu.

Oggi, intanto, l’ambasciatore d’Italia a Tripoli, Giuseppe Buccino, ha incontrato oggi il premier Fayez Al Sarraj alla sede del Consiglio presidenziale nella capitale libica per un colloquio che “ha riguardato gli ultimi sviluppi della situazione politica e di sicurezza in Libia”. Lo riferisce un post pubblicato sulla pagina Facebook dell’Ufficio stampa del Capo del Consiglio presidenziale del Governo di accordo nazionale.