Gilberto Neirotti, 23 anni, di Verona, studia giurisprudenza e come tutti gli avvocati – aspiranti o fatti e finiti – passa da MasterChef. Solo in questa edizione ce n’erano almeno 4. Ma anche Gilberto, che in questa edizione si è meritato il soprannome alternativamente di Eletto, DioYahweh, Onnipotente, Nostro Signore per via del suo ego grande come lo Utah, schifa faldoni e toghe e vuole solo cucinare. Dice che gli è venuta la passione dei fornelli nell’agriturismo degli zii, tra orti e animali, e di certo non grazie alla mamma che – ha raccontato lui nella serata dei parenti-sous chef – mangia solo “barrette e proteine”. Sempre umile, sui livelli di Corona più o meno, in ogni puntata dice che può vincere. Su Instagram ogni volta che eliminano qualcuno mette un’immagine con 1/20, 1/10, 1/5 (uno su 5, eccetera). Iniziativa da primo allarme spoiler. Per via del suo carattere affabile, ha ricevuto una doppia intemerata, quasi inedita, quasi più severa di quelle della Boldrini a Salvini su twitter.

Ha rischiato di fare come i pifferi di montagna nella prova con Iginio Massari e gli è andata bene che c’era Salvatore che invece di un dolce ha fatto uno Spongebob giallastro e dalle forme al limite degli atti osceni in luogo pubblico. “Fa il suo” risponde la sorella della Sila quando qualcuno le fa notare quanto Gilberto sia spesso gradevole come la rena nel costume da bagno, come quando per esempio è apparso quasi costernato per il fatto che Gloria fosse andata alla grande nella prova al Diverxo di Madrid o come quando ha quasi imprecato per il fatto che Alessandro avesse ripreso l’equilibrio durante uno scivolone – piatti in mano –  nel percorso verso il bancone del service.

Tutti gli chef – prof interni ed esterni – gli riconoscono grande energia, grande carica, un po’ meno tecnica. Spinge molto con l’estro, è misteriosamente attratto dal frutto della passione (con questa frase ilfatto.it si aspetta come minimo una nota indignata dell’Associazione amici italiani del frutto della passione).

Il suo sogno è aprire un ristorante che “faccia dialogare la cucina italiana con l’arredamento italiano” che detta così non pare la trovata del millennio visto che da qualche secolo si mangia seduti in un posto più o meno arredato. Ma in questa corsa verso l’estetica (meritoria), il rischio non solo è di non avere freni abbastanza funzionanti e quindi di finire come le sfortunate pasticcione Vacche di Coltano. Ma anche di dimenticarsi del superfluo, nel senso di lasciarlo lì dove non serve. Per questo soffre tantissimo Cannavacciuolo che puntualmente gli stronca le idee bislacche che ogni tanto genera. Durante l’ultimo mese ha preso il vizio – non gradevole – di chiedere suggerimenti in corso d’opera a tutti, chef e concorrenti. E quando Gloria ha “fatto il suo”, come direbbe la Sorella, rispondendo durante una prova che non poteva aiutarlo, lui ha elegantemente esposto il dito medio.

Una foto con Locatelli a Identità Golose ha messo tutti in angoscia per un secondo allarme spoiler, ma non vuol dire nulla (quasi). Una gara Neirotti l’ha già vinta: quella dei follower su Instagram. Ne ha la bellezza di 13300, il doppio di Valeria e Gloria e 13300 in più di Alessandro che nemmeno c’ha il profilo (almeno finché non glielo apre la moglie).

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