Ha cercato di minimizzare le inquietanti immagini che riprendevano milizie paramilitari che marciavano armate di tutto punto nei boschi sopra Maribor, in Slovenia. “Erano solo quattro armi giocattolo…”. Ma la giustificazione non è bastata per evitare la condanna ad Andrej Šiško, esponente dell’estrema destra ed ex candidato di Slovenia Unita alle elezioni presidenziali del 2017, dove aveva conquistato il 2,2 per cento. Le riprese risalgono allo scorso mese di settembre e allora Šiško, ultra-nazionalista e da sempre contro ogni forma di immigrazione, era finito sotto inchiesta. 

Quelle immagini erano la prova dell’esistenza di “Štajerska varda”, la Guardia della Stiria. Che cosa ci facessero nei boschi, con il volto coperto, quali fossero le finalità dell’addestramento, l’indagine non lo ha accertato. Ma secondo gli inquirenti l’ispiratore era Šiško, che è comparso in stato di detenzione di fronte alla Corte distrettuale di Maribor. I giudici gli hanno inflitto otto mesi di carcere, ritenendolo responsabile di “incitamento al mutamento violento dell’ordine costituzionale”. E’ stata la prima volta che una Corte slovena si è occupata della violazione di questo articolo del codice penale. Le esercitazioni erano state filmate da Matej Lesjak, già membro del Partito Democratico sloveno (nazionalista, a dispetto del nome) che è stato condannato per complicità a tre mesi, con la sospensione della pena.

La tesi difensiva è stata quella di una “provocazione” che sarebbe stata orchestrata per dimostrare l’incapacità degli apparati di sicurezza di Lubiana. Dopo la sentenza Šiško, che era in detenzione preventiva da sette mesi, è stato scarcerato. La pubblica accusa aveva chiesto una pena di 16 mesi di reclusione, a fronte di un massimo previsto di 5 anni. La sentenza è stata messa dalla giudice Vanja Verdel Kokol, secondo cui (la fonte è l’agenzia Sta) il caso della Guardia stiriana non può essere sottovalutato, dato che Šiško voleva reclutare persone scontente del sistema democratico e in passato aveva minacciato l’allora primo ministro Miro Cerar, del Partito del Centro Moderno. Le armi non erano vere? Il giudice ha motivato che comunque “una società democratica non va data per scontata e vanno posti dei limiti per evitare che le sue basi vengano minate”.

A difendere Šiško era l’avvocato Lucija Šikovec Usaj, esponente del partito sovranista sloveno Lega patriottica, di recente costituzione. Soddisfatta per la scarcerazione, non per la condanna che dimostrerebbe come in Slovenia “non c’è più la libertà di espressione”. “Avevano quattro armi giocattolo – commenta Anica Bidar, vicepresidente di Slovenia Unita – da questo ad arrivare a un colpo di Stato non credo sia possibile”.

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