Venticinque anni dopo, l’ora dell’orgoglio per Silvio Berlusconi. Il ’94 e gli anni di governo sono lontanissimi, la Lega di Matteo Salvini è ormai alla guida del centrodestra a livello locale e alleata al governo dei 5 Stelle, mentre i sondaggi danno Forza Italia ormai ridotta ai minimi termini. Eppure, il leader azzurro ci riprova, candidato ancora una volta e capolista alle Europee. Con un lungo intervento, Berlusconi scalda la platea dell’Assemblea del partito, con amministratori e parlamentari ad applaudire il vecchio ‘padre padrone’, tra richiami alle tappe della storia azzurra e le note di nostalgia del tempo ormai andato. Ma Berlusconi non vuole saperne di fare un passo indietro. E c’è spazio pure per l’autoassoluzione, tanto da incolpare pure non se stesso, ma agli italiani, accusati di “non aver capito nulla“.
Eppure, i numeri parlano chiaro: i voti di un tempo non ci sono più, Forza Italia è sempre più marginale, Salvini punta a erodere i suoi consensi dopo le Europee. Ma Berlusconi insiste: “Noi siamo indispensabili allora come adesso, siamo solo noi gli eredi, i militari, i missionari della democrazia”. Ne ha per gli alleati (o presunti tali), così come per il M5S, con i pentastellati bollati come “comunisti veri“, ma “senza la competenza” di chi studiava alla scuola delle Frattocchie, come ai tempi del Pci. “Di MaioFinge di essere sottomesso a Salvini, ma in realtà gli lascia soltanto la forma, soltanto l’apparenza”, attacca.
E c’è spazio da parte di Berlusconi anche per un benservito, a distanza, per l’ennesimo ‘traditore’. Quel Giovanni Toti, presidente della Liguria, assente all’Assemblea azzurra e da tempo in polemica con i vertici del partito, al quale chiede rinnovamento. Ma ormai diretto verso un nuovo contenitore sovranista con Meloni e Fitto. “Ci dicono che siamo vecchi, lo fa anche chi ha assunto in questo partito ruoli di governo regionale. Abbiamo avuto pazienza fino adesso. Credo che sia il momento di far finire questa pazienza“. Di fatto, una ‘cacciata’, pur senza nominare il diretto interessato. Ma senza ormai più il pathos dei tempi dello scontro con Gianfranco Fini e dello storico ‘che fai mi cacci’, tutto in diretta. Altri tempi, altri consensi. Al di là dell’orgoglio del leader azzurro.

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