Dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune di Bagnara la prefettura di Reggio Calabria e il ministero dell’Interno gli avevano dato il compito di guidare la terna dei commissari che doveva gestire e risanare l’ente. Il viceprefetto Antonio Contarino, oggi in pensione, è stato condannato a un anno e 6 mesi di reclusione con l’accusa di violenza sessuale perché “ha approfittato della sua posizione per strofinare le proprie mani sulle parti intime” di due donne che si erano rivolte a lui per ottenere un sussidio, al quale avevano diritto, in quanto versavano in una precaria condizione economica familiare.

Avvenuti nel 2015, si tratta di due episodi distinti nei quali, secondo le indagini dei carabinieri coordinati dal pm Sara Amerio, il viceprefetto Contarino avrebbe tenuto lo stesso atteggiamento. Il commissario prefettizio, infatti, dopo averle rassicurate circa il suo interessamento per soddisfare le proprie richieste, le accompagnava verso l’uscita del suo ufficio palpeggiando loro prima sul seno e poi sul basso ventre.

“Il gesto è durato pochi secondi, – ha riferito una delle vittime – ma io non ho reagito né fisicamente né gridando perché ho pensato che nessuno mi avrebbe creduta dato che lui è una persona importante ed io un analfabeta”.  “In particolare, – scrivono sempre i giudici nelle motivazioni della sentenza depositate nei giorni scorsi – sussistono tutti gli elementi costitutivi del delitto, realizzato mediante abuso dell’autorità, in quanto posto in essere da un soggetto formalmente investito di una carica pubblica e rivestente la qualifica di pubblico ufficiale, in considerazione della funzione di presidente della commissione straordinaria del Comune di Bagnara Calabra”.

La Procura di Reggio, al termine del processo, aveva chiesto 7 anni e 7 mesi di carcere. Nonostante il Tribunale abbia riconosciuto la “piena credibilità delle persone offese”, ha ritenuto – è scritto nella sentenza, “che la condotta posta in essere dal Contarino configuri un caso di ‘minore gravità’”. Attenuante questa che, di fatto, ha abbassato la pena (sospesa) inflitta al viceprefetto. Secondo i giudici, “per quanto lesivo della dignità delle persone offese, con riferimento alle modalità dell’azione, il gesto si è concretizzato in uno strofinamento, attuato senza alcuna forza, principalmente nella parte del seno delle donne, prolungato verso il basso ventre. La condotta è durata per brevissimo tempo e allo scostamento delle donne, l’imputato non ha reagito con un comportamento violento, limitando a porre fine alla sua condotta molesta”.