Sono arrivati sotto la tv pubblica Rts e fin dentro gli studi, dove hanno chiesto di intervenire. Sono gli oppositori del presidente serbo Aleksandar Vucic, che sabato 16 marzo sono entrati nella sede dell’emittente di Belgrado per chiedere di dare voce alle proteste popolari contro la sua politica “autoritaria”. Un’irruzione che si è conclusa con l’intervento della polizia e un arresto. Ma i cortei proseguono anche oggi, come da tre mesi a questa parte: la polizia serba ha arrestato finora sette persone accusate di violazioni della legge e resistenza alle forze dell’ordine. Vucic, che è rimasto ‘assediato’ nella presidenza, solo intorno alle 16 ha lasciato l’edificio uscendo dalla porta principale. ‘Come è arrivato così è uscito ed è andato via, come fa ogni giorno’, ha detto un reporter dell’agenzia Tanjug.

E ha chiarito di non essere disposto al dialogo: “Non parlo con fascisti e tycoon che hanno rovinato e depredato il Paese in passato. Lo Stato non consentirà alcuna forma di violenza. Se pensano che con la violenza possono ottenere risultati politici, si sbagliano”, ha detto in una conferenza stampa. Tutti i responsabili – ha aggiunto – saranno puniti. “Coloro che violano la legge ne risponderanno davanti alla legge”, ha detto. Il presidente ha ribadito che ogni manifestazione e protesta pacifica è consentita in Serbia, ma la violenza e il sopruso no. “Questo è un Paese democratico”.

Tra le dozzine di persone che ieri hanno invaso il canale tv c’erano anche figure dell’opposizione tra cui l’ex sindaco di Belgrado Dragan Djilas e Bosko Obradovic, leader del partito Dveri di destra. Proteste si sono tenute anche in altre città serbe, con i manifestanti che accusavano il governo di imbavagliare i media e i gruppi di difesa dei diritti civili. Chiedono le dimissioni dell’intera dirigenza del Paese a cominciare dal presidente, dalla premier Ana Brnabic e dalla presidente del parlamento Maja Gojkovic, insieme a nuove elezioni libere e democratiche a tutti i livelli. Vucic oggi si è anche rivolto a loro, definendo Obradovic un “fascista” e Dragan Djilas e il liberale Vuk Jeremic come “oligarchi”. E ancora: “Il fascista (Bosko) Obradovic e i tycoons (Vuk) Jeremic e (Dragan) Djilas sono nervosi e vogliono tornare al potere per saccheggiare di nuovo il Paese”.

Nella conferenza stampa straordinaria tenuta oggi all’indomani dell’irruzione di centinaia di oppositori nell’edificio della Rts, al presidente serbo è stato fatto notare come mentre in occasione dell’assalto al parlamento macedone (aprile 2017) a Skopje si registrò un’immediata condanna da parte di ambasciatori occidentali, nel caso dell’irruzione e delle violenze nella sede della tv serba a Belgrado nessuna delle rappresentanze diplomatiche in Serbia abbia reagito. Per Vucic, che ha aggiunto di essere interessato all’appoggio del popolo piuttosto che alle reazioni delle ambasciate occidentali, è evidente come si sia di fronte a un doppio standard. E ha sottolineato di aspettarsi l’appoggio del suo popolo, e che le ambasciate occidentali facciano il loro lavoro, nel quale non intende immischiarsi.

L’oppositore: “Vukic cadrà prima di Pasqua” Vuk Jeremic, ex ministro degli esteri ed ex presidente dell’Assemblea generale dell’Onu, attualmente uno dei leader dell’opposizione in Serbia, si è detto convinto che il presidente Aleksansdar Vucic ‘cadrà prima di Pasqua’ (in Serbia la Pasqua ortodossa si celebra il 28 aprile ndr). “Dobbiamo essere uniti”, ha detto Jeremic ai manifestanti davanti alla presidenza. ‘È caduta la Bastiglia“, ha aggiunto, parlando di un ‘nuovo 5 ottobre’ (nel 2000 quando cadde Slobodan Milosevic sotto la pressione della protesta popolare. Ma allora in piazza erano scesi 300 mila manifestanti solo a Belgrado. ndr). “Oggi tutto il mondo guarda alla Serbia”, ha aggiunto Jeremic.

L’irruzione alla tv pubblica – Gli oppositori, sostenendo che la tv pubblica è una televisione di tutti i cittadini, esigono di poter illustrare il loro programma e le loro richieste nei notiziari della tv. L’emittente N1, una rete all news regionale balcanica collegata alla Cnn, ha mostrato in diretta tutte le fasi concitate dell’irruzione dei manifestanti, del loro ingresso nei corridoi e uffici dei giornalisti radiotelevisivi, dei confronti verbali carichi di tensione, fino dell’intervento della polizia in assetto antisommossa che nel giro di un’ora circa e con un uso molto controllato della forza ha poi sgomberato l’edificio. I leader dell’opposizione respingono le accuse di violenze e pressioni sui giornalisti televisivi. Alcune centinaia di manifestanti sono rimasti ancora all’esterno della sede tv fino a dopo mezzanotte, quando su invito di Obradovic, uno dei leader del movimento di protesta, si sono dispersi dandosi appuntamento nuovamente oggi a mezzogiorno per manifestare davanti al palazzo della presidenza, in coincidenza con una conferenza stampa convocata dal presidente Vucic. Il direttore generale di Rts Dragan Bujosevic, in un intervento in diretta ieri sera, ha stigmatizzato l’assalto all’edificio della tv, affermando che con ciò il movimento di protesta ha perso legittimità, e chiedendo una presa di posizione delle associazioni internazionali dei giornalisti.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Strage in Nuova Zelanda, l’emozionante haka di un cittadino fuori dalla moschea: il suo omaggio per le vittime

next
Articolo Successivo

Bahrein, qui si può finire in carcere per un tweet su un criminale di guerra

next