È arrivato in aula in abiti bianchi da detenuto, mani ammanettate e a piedi nudi, e ha sogghignato quando i reporter lo hanno fotografato in aula, affiancato da due agenti di polizia. Brenton Harrison Tarrant, l’australiano 28enne accusato di omicidio per la strage della moschea di Christchurch, ha anche fatto il saluto dei suprematisti bianchi. L’ufficio della premier Jacinda Ardern ha riferito che pochi minuti prima dell’attacco aveva ricevuto una sua mail contenente il suo manifesto: un documento di oltre 87 pagine che conteneva messaggi anti-immigrati e anti-musulmani ed è stato pubblicato online prima della strage. Una mail che la premier non ha visto perché inviata a un indirizzo di posta “generico” gestito dal suo staff. Ardern ha inoltre aggiunto che se non fosse stato fermato dalla polizia, Tarrant avrebbe continuato il suo attacco sanguinario. L’uomo è stato fermato da due agenti locali 36 minuti dopo la prima chiamata di emergenza. “C’erano altri due armi da fuoco nell’auto in cui il killer si trovava e la usa intenzione era senza dubbio quella di continuare l’attacco”, ha spiegato Ardern parlando con i giornalisti a Christchurch. La premier ha anche detto che le indagini della polizia proseguono ma gli inquirenti ritengono che “l’attacco sia stato perpetrato da una sola persona”.

Viminale: “Attività di monitoriaggio per evitare il rischio di emulazione” – A seguito della strage, si apprende da fonti del Viminale che stamattina ha riunito in via straordinaria il Comitato di analisi strategica antiterrorismo, “sono state impartite direttive per una rinnovata attività di monitoraggio per evitare rischio emulazione e l’eventualità di ritorsioni ad opera di ambienti radicali”. In merito alle indagini, le forze di polizia italiane hanno garantito massima collaborazione internazionale. Durante il Comitato è stata analizzata la storia personale di Tarrant, il cui nominativo non era mai stato evidenziato agli apparati di sicurezza italiani, anche dopo un ulteriore approfondimento dei suoi contatti all’estero. “Non sono emersi legami tra l’attentatore e l’Italia, ma i nostri apparati di sicurezza restano vigili per monitorare la situazione. Abbiamo la fortuna di contare su forze di polizia e intelligence tra i migliori al mondo, ma non abbassiamo la guardia”, ha detto Matteo Salvini.

La testimonianzaAhmed Khan, ha raccontato alla Cnn di aver lasciato il suo Paese 12 anni fa, pensando di essersi lasciato alle spalle anche violenze e morte. E invece ieri, mentre pregava nella moschea di Linwood, Khan ha visto Tarrant entrare armato e cominciare a sparare sui fedeli in modo indiscriminato. Ha spinto via un bambino ferito, mettendolo al sicuro, e stava assistendo un uomo con un ferita al braccio. “Mi ha chiesto un po’ d’acqua. Gli ho detto: ‘stai calmo, è arrivata la polizia’, cose così. Invece è tornato l’uomo armato, passando dalla finestra, e gli ha sparato alla testa uccidendolo”, ha raccontato Khan.

“Brentan in Turchia due volte” Recep Tayyip Erdogan ha assicurato che la Turchia scoprirà i motivi per i quali in passato Brenton Tarrant si è recato due volte a Istanbul. Tarrant, ha detto il presidente nel corso di un comizio nella provincia di Tekirdagn, nel nord-ovest del Paese, “è venuto a Istanbul per tre giorni la prima volta e per 40 giorni la seconda. Quali sono i suoi collegamenti? Lo scopriremo”, ha dichiarato Erdogan, citato dall’agenzia di stampa Anadolu. “Come può un assassino all’altro capo del mondo agire con tale malvagità contro musulmani e turchi?”, ha aggiunto Erdogan, che ha quindi invitato le autorità neozelandesi ad assicurare alla giustizia i responsabili del “massacro”.

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