Nel Campionato di calcio 1964/65 il Milan è primo con 9 punti sull’Inter, il suo centravanti José Altafini però si trova in Brasile, per protesta, poiché la società non gli rinnova il contratto, ma Amarildo il suo sostituto, non lo fa certo rimpiangere (come in Cile ai Campionati del mondo del 1962, vinti dal Brasile, sostituendo Pelé infortunato).

Nonostante la resistenza di Gipo Viani (direttore tecnico) il presidente Felice Riva accetta di farlo rientrare, ma il fato vuole che il rientro di Altafini coincida con un calo irreversibile del Milan. Finisce con lo scudetto che va all’Inter. La squadra rossonera che si era compattata, e aveva lottato sapendo rinunciare al suo campione più blasonato, si sfalda. A questo punto vi sarete resi conto che esistono alcune affinità con il caso di Mauro Icardi, fuori squadra e in contrasto con la società per il rinnovo del contratto, anche se l’Inter aveva cominciato a perdere già con lui in formazione.

L’Inter, da quando Icardi non gioca, ha vinto qualche volta, perso di meno e il gruppo si è ricompattato. E’ una vecchia tecnica degli allenatori, ma anche di molti capi: costituire il gruppo contro qualcuno. Ci era riuscito Enzo Bearzot che ai Mondiali del 1982 in Spagna (quelli con Sandro Pertini esultante in tribuna) aveva abilmente messo sotto tiro i giornalisti, ma basta guardarsi in giro per trovare altri esempi. Il consolidamento del gruppo, costituito contro qualcuno, in genere funziona, ma non ha respiro molto lungo e dopo una punta di successi in genere svanisce. Un vero gruppo si fonda e si rafforza se opera “per” e non “contro”. Per quest’anno l’Inter dovrebbe rinunciare a Icardi, preparandosi però a un futuro migliore.

Tornando ad Altafini, recentemente è entrato in polemica con Pelé che lo sostituì con grande successo ai Mondiali del 1958 in Svezia. Ho scoperto poi che contrariamente a quello che pensavo, nel suo Paese, la “Perla Nera” non è molto amato. In questo giudizio interviene una considerazione extra calcistica. Il Brasile ha vastissime sacche di povertà, molti calciatori, provenienti dalle favela, si sono riscattati dalle loro misere origini grazie al calcio, e una volta affermati, sono diventati sostenitori di nobili cause a favore delle persone più in difficoltà, cosa che non ha fatto Pelé in prima persona. Tornando al nostro piccolo teorema sul gruppo, che lega Altafini a Icardi, passando per Amarildo, Pelé ed Enzo Bearzot, chissà se funzionerà anche questa volta. I tempi sono molto cambiati, ma resta il fatto che spesso la forza del gruppo può consentire di fare a meno dei campioni supercelebrati e che questo non vale solo nel calcio.