La caratteristica principale delle notizie ormai è la ripetitività. Spieghiamo bene cosa significa questa frase. Dalla fase catastrofica o eccezionale di come gli eventi principali vengono riportati, vedi Brexit, elezione di Trump, vittoria elettorale del Movimento 5 stelle in Italia, incontro storico tra Trump e Kim e così via, si passa alla fase dello stallo, il tempo passa, previsioni e promesse non solo non si avverano ma vengono ripetute, rianalizzate, ri-interpretate continuamente senza mai arrivare a una conclusione, a una svolta. L’evento eccezionale finisce per essere spalmato nel tempo per mesi, anni, anche decenni (le conseguenze della crisi finanziaria). È come se le pagine della storia futura fossero state incollate e non si riuscisse a voltare pagina. Risultato: le notizie sono diventate noiose.

I temi che si dibattono sono sempre gli stessi sia a livello internazionale: i cambiamenti climatici, la guerra tariffaria tra Usa e Cina, la crisi dell’immigrazione, il ruolo predominante della Cina nell’economia mondiale, le tensioni nel Medio Oriente, l’avanzata del potere di Putin, persino l’Isis è una fenice che risorge continuamente dalle sue ceneri. Sia a livello nazionale: il reddito di cittadinanza, che fare della riforma Fornero, i rapporti tra Bruxelles e Roma, le previsioni al ribasso del Pil italiano. La storia è congelata come il castello dove per cento anni la bella addormentata giaceva insieme a tutti i suoi abitanti. Ma di principi in giro non se ne vedono!

Eppure il mondo continua a girare, le guerre ci sono e si combattono, le rivoluzioni avvengono, le alluvioni spazzano via intere regioni, i fuochi bruciano milioni di ettari di terra, i governi cadono e nuovi volti arrivano alla ribalta. Stranamente nessuno di questi cambiamenti è sufficiente a produrre una svolta. È come se tutto ormai sia scontato e la popolazione mondiale sia in preda a un virus micidiale, il cinismo.

In parte questo fenomeno è dovuto al bombardamento di fatti veri o finti da parte dei media, le celeberrime notizie delle 24 ore, inventate dalla Cnn. In parte i social media ci inchiodano di fronte alla ripetitività delle opinioni della moltitudine, gratuitamente offerte dagli influencer e dai loro follower, miliardi di persone che costantemente battono sulle tastiere dei telefonini o dei computer per divulgare le loro opinioni. In questa cacofonia verbale e visuale in cui tutti devono dire qualcosa o mostrare qualcosa, i fatti, la storia, quella vera, scompaiono. Non c’è da meravigliarsi, il nostro cervello è incapace di processare e assimilare un volume talmente vasto di informazioni, discernere tra quelle vere e false, dalle opinioni utili o inutili, dalle idee geniali e assurde. Insomma c’è troppa carne al fuoco.

Il lavoro del giornalista e della stampa seria in questo contesto diventa quasi impossibile. Dare la notizia ormai non basta più. Dopo pochi secondi i social media la riprendono e la riciclano come vogliono, dopo una mezzora i media tradizionali quella stessa notizia la devono rilanciare sui loro siti online e così si innesca un meccanismo perverso per cui ogni evento continua ad avvenire, a ripetersi in un tempo infinito durante il quale ogni possibile interpretazione viene pubblicizzata, manipolata, re-interpretata fino a quando il lettore, l’utente non ne può più e inizia a disinteressarsi del fatto.

La Brexit è l’esempio più lampante di questo fenomeno, nel Regno Unito la gente è stanca e stufa del tira e molla in Parlamento, dei bisticci tra Londra e Bruxelles, delle previsioni catastrofiche dell’uscita dall’Unione europea e delle dichiarazioni di indipendenza dei sostenitori della Brexit senza accordo. In questo modo la politica, già lontana dall’elettorato, se ne distacca completamente. È questo fenomeno nuovo, legato al trionfo della tecnologia mediatica, che paradossalmente si pensava avrebbe creato la democrazia diretta e dato potere vero alla moltitudine, che sta erodendo la democrazia, fomentando un qualunquismo da sfinimento.

In questo contesto un nuovo referendum nel Regno Unito non produrrebbe un risultato migliore del primo, anzi, molto probabilmente è vero il contrario perché c’è meno chiarezza sui pro e i contro della Brexit di quanta ce ne era due anni fa e perché meno gente andrà alle urne. Discorso analogo vale per la presidenza Trump, gli scandali sono talmente tanti che non hanno più effetto sull’elettorato.

Un esperimento da fare è il seguente: spegnere le app di Facebook, Twitter e delle varie emittenti della stampa sul telefonino e accedere alle notizie due volte al giorno, al mattino e alla sera. Altra strategia: guardare un talk show alla settimana invece di fare indigestione ogni giorno. Interessarsi alle notizie locali, che succede nella mia città, nel mio quartiere? Cosa si può fare per migliorare? Partecipare di più alla vita sociale locale, parlare con la gente, interagire di più. Ripartire dalla base, insomma. Chissà, forse dopo qualche mese saremo in grado di capire meglio cosa succede intorno a noi ed avere una nostra opinione.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Emergenza climatica, la vera sfida del futuro è impedirla. E c’è chi si batte per questo

prev
Articolo Successivo

Brexit, adesso che succede? Tre opzioni per la May e per l’Europa

next