Il governo britannico sta facendo pressioni sulla premier Theresa May affinché allontani ogni ipotesi di uscita della Gran Bretagna senza accordo con l’Unione Europea e apra invece all’eventualità di un rinvio limitato della scadenza ufficiale della Brexit, fissata per il 29 marzo prossimo, se la sua linea fosse di nuovo respinta a Westminister il 12 marzo. Tre sottosegretari (Margot James, Richard Harrington e Claire Perry) hanno minacciato le dimissioni se l’ipotesi del “no deal” non dovesse essere esclusa, ma anche vari altri membri dell’esecutivo, inclusi 3 ministri di spicco guidati da Amber Rudd, sono pronti a fare lo stesso. Motivo per cui, stando alle anticipazioni, la premier May, dopo aver rifiutato fino a ieri lo slittamento, è ora pronta a cedere e a non escludere oggi stesso alla Camera la possibile opzione d’un “breve rinvio”.

È quanto scrivono i media britannici a margine della riunione del consiglio dei ministri tenutasi martedì mattina proprio per discutere questo dossier: la strategia della premier punta innanzitutto a sottoporre al voto dei Comuni, entro il 12 marzo, il nuovo accordo rinegoziato con Bruxelles. Secondo fonti interne al Partito Conservatore citate dalla Bbc, questa mossa di compromesso della premier – destinata peraltro ad irritare i falchi brexiteers della sua (teorica) maggioranza – è inevitabile per cercare di scongiurare il rischio di una ribellione collettiva dei Tory più moderati nel voto sui nuovi emendamenti in calendario mercoledì.

In sostanza, si tratta dello stesso testo sul quale si chiuse la trattativa lo scorso novembre, corredato però da una serie di nuove precisazioni relative al backstop, il meccanismo ideato per mantenere aperto il confine irlandese. Londra – e la Ue dovrebbe concederlo – chiede che il backstop non tenga legato per un tempo indefinito il Regno Unito all’unione doganale europea. Se anche questo nuovo accordo dovesse essere bocciato dai Comuni, allora la premier chiederà al Parlamento di esprimersi sulla possibilità di procedere con la Brexit anche senza un accordo con la Ue, oppure di votare a favore di una “breve proroga” dell’Articolo 50, cosa che scatenerà le ire dell’ala più conservatrice del suo partito.

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