Abuso dei mezzi di correzionemaltrattamenti: sono queste le ipotesi di reato formulate dalla procura di Spoleto nei confronti di Mauro Bocci, l’insegnante di Foligno che avrebbe rivolto insulti razziali nei confronti di due minori nigeriani. A confermare l’apertura dell’inchiesta sono Luca Brufani, l’avvocato del maestro, e Silvia Tomassoni, legale della famiglia vittima delle umiliazioni messe in atto dal docente al terzo circolo.

“C’è una denuncia querela depositata. Le due fattispecie configurate dal magistrato sono l’abuso di mezzi di correzione e/o maltrattamenti. Ci potrebbe essere ben presto – spiega l’avvocato Brufani – un incidente probatorio sentendo i ragazzini o altro. Dal punto di vista giurisprudenziale ci son da valutare le persistenza delle condotte, l’entità. Sono due reati di una gravità diversa ma “cugini”. Il magistrato ha bisogno di una varietà d’indagini”.

La vicenda riguarda dei fatti avvenuti in giorni diversi. L’8 febbraio scorso il bambino, che frequenta la quinta elementare, sarebbe stato invitato dal maestro a seguirlo durante la ricreazione. Il bimbo l’ha fatto e si è trovato in un’aula (non la sua, ndr) dove è stato additato con un “guardate com’è brutto”. L’altro episodio sarebbe avvenuto l’indomani: l’insegnante, supplente a contratto fino al prossimo giugno, sarebbe entrato in aula e avrebbe detto all’alunno di colore: “Ma che brutto che è questo bambino nero! Bambini, non trovate anche voi che sia proprio brutto? Girati, così non ti devo guardare”.

Parole che hanno fatto seguito ad un gesto altrettanto vessatorio: il maestro, infatti, avrebbe fatto girare il banco del bambino verso la finestra e l’avrebbe invitato a guardare fisso fuori, aggiungendo “non ti voltare così non vedo come sei brutto”. A finire nel ‘mirino’ del maestro Bocci sarebbe anche la sorella del bambino nigeriano: “Secondo quanto hanno riportato i bambini e quanto mi ha riferito la famiglia – spiega l’avvocatessa Tomassoni a Ilfattoquotidiano.it – a fine gennaio l’insegnante in quarta elementare si sarebbe rivolto alla bambina dicendole: “Io conosco tuo fratello tu sei brutta come lui. Che nome lungo ti hanno dato i tuoi genitori, ti posso chiamare scimmia?””.

Intanto Bocci sembra aver cambiato la strategia difensiva. Se in prima battuta avrebbe detto che si trattava di un esperimento sociale, ora chiarisce: “Il mio assistito – spiega Brufani – non ha compiuto un esperimento ma ha posto in essere un’iniziativa di sensibilizzazione dei ragazzi all’integrazione. C’è stato senz’altro un problema di preparazione dell’attività, di mancata comunicazione ai genitori e una spettacolarizzazione della vicenda”.

Al maestro è stato notificato un provvedimento di sospensione cautelare, aggiunge l’avvocato, e seguirà un procedimento disciplinare “a cui noi ci opporremo e faremo avere le nostre ragioni””. Si tratta, spiega, “di contestualizzare queste condotte all’interno di un arco temporale: il maestro insegna da molti anni e se avesse avuto questi comportamenti reiterati chiaramente si sarebbero palesati con dei provvedimenti. L’animus non era intento alla discriminazione. Si devono contestualizzare le condotte come isolate nel tempo”.

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