Il Senato ha approvato il Decretone che contiene reddito di cittadinanza e quota 100, le due riforme simbolo di Lega e M5s (149 i voti a favore). Al momento delle dichiarazioni di voto è scoppiata la bagarre in Aula. Durante il dibattito, i parlamentari di Forza Italia hanno indossato i gilet blu in segno di protesta e la presidente Maria Elisabetta Alberti Casellati ha dovuto sospendere i lavori. Alla ripresa le tensioni si sono registrate durante l’intervento della senatrice M5s Paola Taverna: dai banchi del Partito democratico Vincenzo D’Arienzo ha sollevato un foglio con su scritto Tso (Trattamento sanitario obbligatorio) e lo ha rivolto verso la parlamentare, provocando le grida degli eletti 5 stelle. Poco prima a lamentarsi degli attacchi grillini era stato l’ex premier Matteo Renzi: “Chi dice a me che devo essere impiccato non fa paura al Pd, ma crea una situazione di disagio al Paese“. Per cercare di riportare la calma è intervenuta la seconda carica dello Stato: “Se continuiamo a dare un cattivo esempio, i cittadini poi si sentiranno legittimati ad usare gli stessi toni nei nostri confronti”, ha detto la Casellati. “I riferimenti a manette e impiccagioni sono assolutamente da censurare perché richiamano un concetto di giustizia di popolo che è contrario al nostro percorso dello Stato di diritto. Guarderò tutti i filmati, se ci sono stati comportamenti irrispettosi saranno debitamente censurati”.

In Aula era presenta il ministro dello Sviluppo economico e vicepremier Luigi Di Maio. Assente invece, come osservato dalle opposizioni, il ministro dell’Economia Giovanni Tria. “Sono molto molto soddisfatto”, è stato il primo commento del capo politico 5 stelle. “Questa non è solo una vittoria del Movimento 5 stelle“, ha scritto il gruppo parlamentare grillino, “che per anni si è battuto dentro e fuori dai Palazzi per queste due misure, ma soprattutto di tutte quelle persone dimenticate dalle politiche dei vecchi governi che hanno aumentato le disuguaglianze e l’esclusione sociale”. I senatori della Lega hanno invece deciso di festeggiare il via libera a quota 100 davanti a Palazzo Madama: si sono presentati con cartelli con le scritte “Quota 100!, “stop Fornero”. “Finalmente”, ha detto il capogruppo del Carroccio Massimiliano Romeo, “è stata superata la legge Fornero come avevamo promesso in campagna elettorale. Abbiamo mantenuto l’impegno e da una parte mandiamo in pensione prima un po’ di persone che se lo sono meritato dopo tanti anni di lavoro e dall’altra favoriamo un ricambio generazionale, infatti ci sono tanti giovani che oggi cercano un posto di lavoro. E’ una buna notizia per il paese, una buona notizia per tutti”.

Urla e bagarre in Aula durante l’intervento di Paola Taverna (M5s)
Tra i momenti di maggior tensione c’è stato quello del discorso della senatrice M5s, nonché vicepresidente di Palazzo Madama. Nel corso delle dichiarazioni di voto sul decreto, Taverna non ha risparmiato critiche e provocazioni a nessuno dei governi che hanno preceduto quello gialloverde, cominciando proprio da quello a guida Renzi, intervenuto poco prima. “Qualcuno dice che il reddito di cittadinanza è elemosina. Magari ce lo dice chi l’elemosina l’ha fatta veramente, con gli 80 euro. E a qualcuno l’ha pure chiesta indietro. Dov’è la sinistra? L’avete rinnegata in tutti i modi, avete proposto persino un referendum per abolire l’unica misura che combatte la disuguaglianza”. Ma dai banchi dei senatori, Taverna, in qualità di vicepresidente del Senato, ha anche ripreso i colleghi giudicati troppo rumorosi: “Laus la debbo riprendere anche quando non sono alla presidenza per la sua scortesia e maleducazione?”, ha detto al senatore dem. Poi ha voluto replicare a Forza Italia e ad Antonio Saccone che il 26 febbraio ha mostrato in Aula un gilet con la foto di Luigi Di Maio in versione steward: “Noi siamo fieri di avere un capo politico che a 32 anni è incensurato e ha fatto lavori umili, come tutti i ragazzi italiani, prima di fare il ministro. Non sono certo io a doverle ricordare la storia del suo capo politico”. Di fronte alle reazioni dei colleghi, molti alzatisi in piedi, Taverna si è quindi rivolta a Casellati. “Li mandiamo a sedere presidente?”, ha incitato. “Si limiti a fare una dichiarazione di voto tranquilla“, è stata la replica della presidente.

Renzi: “Questo decreto segna la fine del governo gialloverde. E’ un atto di masochismo”
In Aula, durante le dichiarazioni di voto, ha preso la parola anche l’ex premier Matteo Renzi. “Vedremo se questo decreto vi permetterà di avere un 2019 bellissimo, di abolire la povertà e rilanciare il boom economico. Sono parole del presidente Conte e del vicepremier Di Maio. Per noi non è così. Questo dl per noi è sbagliato. Con questo decreto certificate di aver mentito agli elettori”, ha detto. “Per il reddito di cittadinanza ci sono solo 4 miliardi di euro, non avete abolito la Fornero, non avete fatto quota 41 e avete mentito sulla flat tax e i rimpatri. Questo decreto segna la fine dell’innocenza del governo gialloverde di fronte alle promesse fatte in campagna elettorale. Ben più grave: segna un atto di masochismo di fronte alla crisi economica che stiamo per vivere. Mancano all’appello 40 miliardi di euro, manca anche il ministro dell’Economia all’appello in quest’Aula e ne capisco l’imbarazzo”.

Tra gli ultimi emendamenti approvati: stop pensioni a condannati di mafia. Risorse alle vittime
Intanto ieri, tra gli ultimi emendamenti che hanno ricevuto il via libera dell’Aula, c’è stato quello che sospende la pensione a chi ha una condanna passata in giudicato per mafia o terrorismo o qualunque altro reato con “pena non inferiore a due anni di reclusione”, che si siano “volontariamente sottratti all’esecuzione della pena”. L’emendamento, già approvato in commissione Lavoro, ha ricevuto il via libera definitivo dell’Aula. Il blocco vale anche per evasi e latitanti. La sospensione è retroattiva, va adottata con pronuncia del giudice e, in caso di ripristino non prevede il recupero “degli importi maturati durante il periodo di sospensione”. Le risorse andranno alle vittime di mafia, estorsione e usura. E’ stato inoltre concesso l’anticipo di sei mesi della cassa integrazione straordinaria per i lavoratori di imprese in crisi con un organico superiore alle 500 unità. Lo prevede un emendamento del governo al decretone approvato dall’Aula del Senato. La misura, annunciata dal vicepremier Luigi Di Maio nel weekend, aiuterà i lavoratori Blutec di Termini Imerese che stanno protestando proprio in questi giorni.

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