Il recentissimo deludente risultato elettorale in Abruzzo ha dato una scossa forte a tutto il potentato politico italiano, specialmente a quelli che, essendo stati sloggiati bruscamente un anno fa dagli arrembanti movimentisti “grillini”, si sono ritrovati improvvisamente a spasso senza sapere che fare. Per non parlare poi dell’ultra-veterano politico, Silvio Berlusconi, che vorrebbe approfittare del passo falso dei suoi principali rivali per “scendere in campo” di nuovo senza averne più né le energie né la lucidità.

Il suo “fiuto” e l’acume strategico però sono ancora di buon livello e spera con quelli di forgiare ancora una delle sue alleanze impossibili a sostegno dei suoi governi raccogliticci che nascevano e pascevano più la classe politica che quella produttiva grazie a leggi elettorali tagliate su misura per il comodo suo e dei suoi alleati.

Adesso fanno le critiche al governo “Salvimaio” perché (dicono) è un’accoppiata inconcepibile tra due populismi, uno di destra e l’altro di sinistra. E fingono di stupirsi sul “come fanno a stare insieme, così diversi?”.

Ma diversi da chi? Da che cosa? Si sono mai chiesti come facevano a stare assieme Lega e Alleanza Nazionale? Sì, c’era B. che faceva da collante, ma lui stesso ha sempre detto che non era un politico, era un imprenditore. E allora come faceva a tenere insieme due partiti che avevano programmi persino antitetici? La Lega voleva dividere l’Italia in due per creare la “Padania libera” (dai “Terûn”). AN evocava, al contrario, uno spirito unitario e nazionalista dove l’unità della patria è sempre stata sacra. Altro che il piccolo contratto notarile del “Salvimaio”!

La verità è che al tempo del berlusconismo il governo stava insieme per interessi invisibili (ma molto costosi, e sono ancora lì da pagare!). Nel contratto del “salvimaio” invece è tutto alla luce del sole, e gli interessi perseguiti sono proprio i nostri, quelli del popolo che era stato per anni tartassato al solo fine di tutelare gli altri, quelli che creano la ricchezza (ma la tengono stretta per se stessi).

Come si fa dunque a sorprendersi se, per come sono andate le cose, i “grillini” hanno dovuto scegliere se mandare il “socio” del loro “contratto per l’Italia” a processo oppure no. E hanno scelto in maggioranza che quel quesito puzzava troppo di “trappola” contro il loro governo di coalizione, che intanto stava lavorando molto bene. Il vero quesito non era se mandare Salvini a processo per sequestro di persona, o no, ma se tutelare o no questo governo dall’ansia che berlusconiani e renziani avevano di farlo cadere, o almeno di farli litigare di brutto.

Qualcuno dirà: sì, ma così buttiamo a mare ogni principio di legalità e di rispetto per le persona.

Sarebbe vero se quelli che lanciano queste accuse fossero dei personaggi integerrimi, perfettamente rispettosi delle leggi e del popolo che per anni hanno governato. Ma l’avete visto chi sono i più infuriati nel reclamare la perfezione? Sono gli stessi che per decine d’anni ci hanno presi in giro con leggi elettorali che permettevano (e permettono ancora) di fare loro la prima scelta di chi si deve candidare (come nei Comintern della Russia sovietica), e hanno governato con interessi invisibili e onestà intellettuale dubbia. Sono gli stessi che ora lavorano senza sosta ogni giorno nei media di loro appartenenza per lastricare il percorso di questo governo, il primo apprezzato dal popolo da decenni a questa parte, di trappole capaci di fermarlo.

Non tutti, ovviamente, accusano il ministro a questo scopo, ci sono anche quelli (per esempio, molti giornalisti di questo giornale) che lo fanno per sincero rispetto della legalità come veramente dovrebbe essere, ma è una sparuta minoranza rispetto a tutti gli altri in circolazione. E grazie a Dio che c’è questa minoranza, e ha il coraggio di farsi sentire. Ma sono appunto anche quelli che, nel Movimento 5 Stelle, hanno tenuto la barra dritta dicendo che il rispetto della legge, delle regole e dell’accoglienza ai naufraghi è prioritario su tutto. Sono risultati minoranza, ma mica tanto, visto che sono arrivati al 40%.

Per un Movimento che viene accusato tutti i giorni di essere formato da inesperti, ignoranti, incapaci, sprovveduti, ecc. non è niente male tutto sommato. Saranno anche inesperti, ma è l’onestà la merce più rara nella politica italiana e loro ne hanno già tanta. E l’altro 60% allora? Loro non ce l’hanno?

Non è detto. Potrebbero aver fatto un ragionamento diverso. Se invece che privilegiare l’ipotesi del reato di sequestro di persona, avessero privilegiato l’ipotesi che dietro le accuse più veementi non c’era (come ho detto sopra) l’interesse pieno per la legalità, ma solo l’interesse di far cadere questo governo al più presto possibile? Non era anche in questo caso dire no al processo un interesse preminente dell’Italia di evitare al suo ministro dell’Interno una infamante accusa e un processo che, sotto la spinta di certi media, avrebbero potuto causare, con la caduta del governo, una crisi gravissima per l’Italia?

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