Dalle manifestazioni di rammarico alle richieste di chiarimenti, fino al valutare l’ipotesi di ritirare l’ambasciatore italiano in Pakistan. Ma intanto in Italia non c’è nemmeno una legge contro i matrimoni forzati e chi aiuta le ragazze in fuga non ha fondi o tutele ufficiali (leggi qui l’inchiesta di Fq Millennium). Dopo la notizia dell’assoluzione per “mancanza di prove e testimoni” di padre, zio e fratello della 25enne Sana Cheema, l’italo-pakistana portata via da Brescia nell’aprile 2018 per un matrimonio combinato e poi uccisa, la politica italiana prova a intervenire (in ritardo) perché la ragazza possa avere giustizia. Il primo a commentare è stato il ministro dell’Interno Matteo Salvini che su Twitter ha scritto: “Che vergogna! Se questa è ‘giustizia islamica’ c’è da aver paura. Una preghiera per Sana. Scriverò al mio collega, il ministro dell’Interno pakistano, per esprimere il rammarico del popolo italiano”. Una presa di posizione insufficiente secondo altri esponenti dell’opposizione che chiedono un intervento ufficiale perché la ragazza possa avere giustizia. Ma soprattutto chiedono che il Parlamento si occupi della legge sui matrimoni forzati che giace dimenticata in commissione Giustizia alla Camera: ci sono attualmente due proposte (una a firma della dem Nadia Ginetti e una delle leghiste Pucciarelli e Pellegrini), ma nessuna delle due è considerata prioritaria da parte del governo.

La prima a schierarsi è stata la vicepresidente della Camera di Forza Italia Mara Carfagna, già in passato promotrice di una proposta di legge contro le nozze forzate: ha chiesto che il governo italiano non solo protesti, ma anche acceleri sulla discussione di provvedimenti ad hoc per punire chi costringe le ragazze a sposare qualcuno contro la loro volontà, che sia in Italia o all’estero. “Questa assoluzione è gravissima”, ha detto. “Il governo italiano dovrebbe protestare con le autorità pakistane che lasciano impuniti gli assassini di una ragazza cresciuta coi nostri valori, che si è difesa dalla violenza e dalla sopraffazione, una vera e propria martire della libertà. Ora il Parlamento discuta subito la proposta di legge che vieta in Italia il matrimonio forzato e punisca – mediante l’introduzione di due nuovi articoli di legge – anche i colpevoli di induzione al matrimonio mediante coercizione e induzione al matrimonio di persona minorenne anche se il reato viene commesso all’estero. Come dimostra questo terribile caso non si può più aspettare: in Italia ci sono altre ragazze che rischiano di finire come Sana e non possiamo abbandonarle”.

La notizia dell’assoluzione ha lasciato senza parole anche la comunità pakistana a Brescia, i cui esponenti erano stati i primi a esporsi per chiedere giustizia per la ragazza: “Siamo molto rammaricati perché non ci aspettavamo una sentenza così”, ha detto il portavoce Jabran Fazal. “Non so se il padre ora tornerà a Brescia. Aspettiamo le motivazioni della sentenza. In Pakistan c’è la pena di morte per l’omicidio e probabilmente non è stato individuato l’esecutore materiale del delitto di Sana”. Raza Asif, segretario nazionale della comunità pachistana in Italia è in contatto con le autorità di Gujrat. “Il poliziotto che ha condotto le indagini è stato trasferito e ora vogliamo capire come si sia arrivati all’assoluzione se il padre di Sana aveva addirittura confessato. Dove è finita quella confessione?”, ha detto all’agenzia Ansa.

Anche il ministro leghista per la Famiglia Lorenzo Fontana è intervenuto su Facebook:  “Non è possibile che non ci siano colpevoli. Se passa un concetto così, cose di questo tipo continueranno ad accadere”. Sul tema si è esposto anche il Partito democratico: “Apprendo con rammarico e sgomento la notizia”, ha detto il capogruppo Pd in commissione Giustizia della Camera Alfredo Bazoli. “La notizia desta sconcerto, perché il padre della ragazza aveva confessato l’omicidio, e l’autopsia svolta dopo la riesumazione del cadavere aveva confermato lo strangolamento. Sana era una ragazza integrata in Italia, che viveva a Brescia da tanti anni, aveva acquisito la cittadinanza italiana, e aveva il solo torto di voler sposare un ragazzo italiano. Credo che le nostre autorità diplomatiche debbano pretendere chiarimenti dal Pakiatan su questa opaca vicenda giudiziaria, e a tal fine depositerò’ una interrogazione nei prossimi giorni”.

Per la vice sindaca di Brescia Laura Castelletti “è un momento bruttissimo per la città, chiederemo al governo e al ministero degli Esteri di non abbandonare Sana e pretendere per lei giustizia”. Nel frattempo in Italia è ancora aperta un’inchiesta, senza ipotesi di reato, sul caso della giovane Italo-pakistana. Il sostituto procuratore di Brescia Ambrogio Cassiani ha ascoltato nei mesi scorsi gli amici e l’ex fidanzato di Sana, ma al momento non ci sarebbero elementi di prova contro il padre e il fratello della giovane per ipotizzare un processo per omicidio. Nel quartiere bresciano di Fiumicello, dove Sana abitava, non manca chi si aspetta di rivedere a breve il padre della 25enne. “Sapevo sarebbe finita così, lo avevo già pronosticato conoscendo la giustizia in Pakistan” commenta un amico di Sana Cheema. “Suo padre – ha aggiunto – tra poco sarà qui”.