“Il vero titolo del libro di Renzi? #Nonhoimparato….ops! #sischerza”. L’ex premier del Pd Enrico Letta ha ironizzato così su Twitter in merito all’intitolazione del secondo volume scritto da Matteo Renzi, che invece si chiama ‘Un’altra strada’. Letta, dal canto suo, ha di recente pubblicato un libro dal titolo ‘Ho imparato’. Il botta e risposta è il seguito di quanto detto ieri dall’ex Rottamatore, che presentando il suo libro ha risposto polemicamente a Letta, che lo ha indicato nel suo volume come una sorta di ‘precursore’ dei populisti attualmente al governo, assieme a Silvio Berlusconi. “Sotto il Governo Letta l’unica legge di rilievo approvata è stata quella sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti… – ha detto il senatore semplice Matteo Renzi – Non mi sento minimamente responsabile dell’arrivo del populismo, senza il cambio in corsa del 2014 (a Palazzo Chigi, ndr) il populismo sarebbe arrivato già allora”.

Il passaggio sul governo Letta, del resto, è solo uno tra i tanti dedicati ai colleghi del Partito democratico. Parole spesso velenose quelle dell’ex sindaco di Firenze. Come quando racconta ciò che è successo all’indomani della sconfitta al referendum costituzionale di dicembre 2016, quando – scrive Renzi – “tutti i miei amici mi hanno invitato a tornare sui miei passi”. Poi i virgolettati: “Non accetterò l’incarico se tu non resterai alla guida del partito”, “non preoccuparti, votiamo entro giugno 2017”, “se te vai sei un vigliacco egoista“. “Qualcuno mi suggeriva addirittura di non lasciare la guida del governo” racconta Renzi, che poi cita l’argomentazione usata per convincerlo: “Abbiamo la fiducia delle Camere, vai avanti e tra un mese tutto sarà dimenticato”. Chi ha usato queste parole? L’ex premier non lo dice. Anche perché poi ripercorre i giorni che lo hanno portato alla decisione di ricandidarsi alle primarie, che poi ha stravinto. “E dal giorno dopo molti di quelli che mi avevano chiesto di restare hanno aperto le ostilità” racconta l’ex sindaco di Firenze. Che poi ammette: “Ho commesso un errore tornando sui miei passi (aveva promesso che avrebbe lasciato la politica in caso di sconfitta al referendum costituzionale, ndr), ma non credo di aver sbagliato a fidarmi degli amici, anche di chi si è rivelato non esserlo“.