Tasse per 5 anni solo sul 30% del reddito se la residenza era all’estero negli ultimi due anni e se ci si impegna a restare in Italia per altri due. La percentuale scende al 10% per chi ‘viene in Italia’ e sceglie di trasferirsi al Sud, per chi viene con almeno un figlio o compra casa. In questi ultimi due casi lo sconto vale in tutto per 10 anni, ma pagando sul 50% del reddito passati i primi 5. Sono questi i punti principali dell’emendamento presentato dalla Lega per introdurre una mini-tassa per chi decide di venire o di rientrare in Italia.

La norma proposta a prima firma De Vecchis – inserita nel decretone che include quota 100 e reddito di cittadinanza – prevede che “i redditi di lavoro dipendente, i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente e i redditi di lavoro autonomo prodotti in Italia da lavoratori che trasferiscono la residenza nel territorio dello Stato concorrono alla formazione del reddito complessivo limitatamente al trenta per cento del loro ammontare”, rispetto al precedente 50 per cento. Le condizioni poste sono che i lavoratori non siano stati residenti in Italia nei due periodi d’imposta precedenti il trasferimento (erano precedentemente 5) e che si impegnino a risiedere in Italia per almeno due anni. L’attività lavorativa deve inoltre essere prestata prevalentemente nel territorio italiano.

Il periodo su cui si applica lo sconto parte dal periodo d’imposta in corso dal primo gennaio 2019 e arriva a 10 anni per i lavoratori con almeno un figlio minorenne o a carico (anche in affido) o che decidono di comprare casa “successivamente al trasferimento in Italia o nei 12 mesi precedenti al trasferimento”. L’immobile può essere acquistato anche dal coniuge, dal convivente o dai figli. In entrambi i casi, negli ulteriori 5 periodi di imposta, i redditi concorrono alla formazione del reddito complessivo per il 50% del loro ammontare. Lo sconto sale ancora per chi di figli ne ha almeno tre. Vale dieci anni, ma nel secondo quinquennio la percentuale di reddito imponibile si limita al 10%. La percentuale è ridotta al 10% anche per chi trasferisce la propria residenza in Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna e Sicilia.