Anche l’Italia ha i suoi paradisi fiscali. Se per esempio abitate ad Asuni (Oristano), le probabilità che vi becchino a evadere i tributi comunali e vi costringano a pagarli è prossima allo zero. Il Comune, infatti, riscuote appena il 5,77% del dovuto, poco più di duemila euro sugli oltre 38 mila che potrebbe incassare. Il tributo sui rifiuti e servizi non produce neppure un centesimo di gettito e le casse si reggono sui versamenti della Regione Sardegna. Il municipio di San Lorenzo Bellizzi (Cosenza) ha riscosso solo 9.495 euro di imposte e tasse su oltre 113 mila euro accertati, ma per sua fortuna lo Stato gliene ha elargiti 308 mila. Sono performance fra le peggiori d’Italia, ma altrove sono le cifre assolute a colpire e a far ribollire il sangue di chi paga puntualmente cartelle e solleciti: l’amministrazione di Mondragone (Caserta) perde per strada in un anno 25 milioni di euro dei quasi 36 dovuti dai cittadini.

Sono alcuni dei risultati di un’inchiesta di Fq Millennium, il mensile diretto da Peter Gomez in edicola da sabato 9 febbraio, sulla mancata riscossione dei tributi locali (Imu, Tasi, Tari, imposta su pubblicità e sulle insegne, addizionale Irpef…), il cui buco complessivo ha raggiunto nel 2017 (ultimi dati disponibili) i 9,8 miliardi di euro. Le cifre ufficiali relative al 2017 dalla banca dati Bdap/ministero del Tesoro, fornite dalla Corte dei conti, hanno permesso fra l’altro al mensile di elaborare le classifiche dei Comuni capoluogo peggiori e migliori nella riscossione di quanto dovuto (le classifiche complete si possono leggere su Fq MillenniuM in edicola). Maglia nera Avellino, attualmente commissariato, che raccoglie appena il 55,26% dell’accertato (25,237 milioni su 45,667), seguita da Reggio Calabria (57,2%, con 72,025 milioni su 125,918). Tra i Comuni del Centronord, nei dieci peggiori figurano Latina, Livorno, Lodi, Macerata e Viterbo. La classifica dei virtuosi è guidata invece da L’Aquila (che incassa il 98,98% dei 36, 336 milioni accertati), seguita da Trento (98,69%) e Isernia (94,91%).

Fra le metropoli svetta Genova, che riesce a incassare oltre mezzo miliardo di euro dei 543 milioni accertati. Per Roma Capitale l’ammanco è di 750 milioni più 347 di multe non pagate, per la “rivale” Milano è rispettivamente di 494 e 157 milioni. Per Napoli di 285 milioni più 200 di contravvenzioni, per Palermo di 192 milioni più 51 di multe.

In generale, sui 7.473 Comuni contenuti nella banca dati (su un totale di 7.954, ma gli altri cinquecento non hanno ancora presentato i consuntivi del 2017), 30 raggiungono il 100% di riscossione dell’accertato; 244 hanno raccolto meno del 50%; 2.770 non raggiungono i tre quarti.

«Ci sono aree del Paese dove la compliance, il versamento spontaneo delle imposte, non è molto alta», spiega a Fq MillenniuM Guido Castelli, delegato Anci alla Finanza locale e sindaco di centrodestra di Ascoli Piceno. “Spesso sono le aree più povere, ma altrettanto spesso il tributo non è richiesto con sufficiente efficacia”. Tradotto: dietro i buchi di molte amministrazioni comunali, che prima o poi saranno ripianati dalla collettività, c’è banalmente la ricerca di un (costoso) consenso.

L’inchiesta e le classifiche delle città migliori e peggiori su Fq MillenniuM in edicola da sabato 9 febbraio

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