“Per ora possiamo parlare di una battuta d’arresto più che di una vera recessione” e comunque “abbiamo a disposizione diversi strumenti di politica economica per riavviare la crescita”. Dunque “non è tempo di pensare a ipotetiche manovre correttive quanto a concentrarsi per dare piena attuazione agli interventi di politica economica”. Così il titolare del Tesoro Giovanni Tria ha descritto la situazione dell’economia italiana nel corso della sua informativa nell’aula della Camera sui dati Istat che hanno confermato come l’Italia sia in recessione tecnica. Secondo Tria una correzione dei conti non sarà comunque necessaria perché “un eventuale sforamento se dovuto a un peggioramento del ciclo” causa “un allargamento dell’output gap e non impatta sul saldo strutturale“, il parametro che si utilizza per valutare il rispetto delle regole Ue.

L’informativa è stata più volte interrotta dall’opposizione, che ha rumoreggiato e lo ha contestato (“Ma quali investimenti, con il no alla Tav?”, ha chiesto Maria Stella Gelmini) in particolare quando Tria ha affermato che “ora è il tempo di agire e fare in modo che non permangano incertezze sul fatto che l’Italia promuove e incoraggia gli investimenti e lo sviluppo delle infrastrutture. E’ necessario scommettere sulla rapida apertura e riapertura dei cantieri, dando un segnale concreto e chiaro”. A un certo punto il ministro ha sbottato urlando “ma stai zitto per la miseria” a Renato Brunetta che aveva contestato il suo ottimismo sulla ripresa e ha dovuto intervenire il presidente della Camera Roberto Fico che gli ha ricordato: “Ministro lei non può dire a nessun deputato di stare zitto, se un deputato la interrompe ci penso io”.

Tria ha parlato proprio negli stessi minuti in cui la Commissione europea tagliava di un punto la previsione di crescita 2019 portandola da +1,2 a +0,2 per cento. “Il taglio della previsione è spiegato per 0,6 punti dai dati peggiori del previsto per la seconda metà 2018 e per solo 0,4 punti da una valutazione meno ottimistica del profilo trimestrale di crescita nel 2019″, ha detto. “La Commissione è quindi solo lievemente meno ottimista sulla crescita futura e ha solo preso atto dell’inatteso peggioramento ciclo economico sul finale del 2018″ ma i “fattori negativi non appaiono destinati a perdurare ed esistono le possibilità per una graduale ripresa della crescita economica nel 2019”. Non solo: il ministro si è detto convinto che “l’economia italiana abbia oggi tutte le possibilità di chiudere rapidamente il gap di crescita con il resto dell’eurozona. Questo è lo spazio in cui operare ma, a questo fine, è necessario costruire fiducia e sicurezza senza le quali non ci sono manovre di bilancio che tengano”.

“Dall’analisi dell’andamento del settore manufatturiero emerge chiaramente il ruolo esercitato dall’industria tedesca, della cui brusca frenata la produzione italiana ha risentito fortemente negli ultimi mesi dell’anno”, ha detto Tria che esaminando le cause della frenata ha sottolineato che “le due economie sono strettamente interconnesse”, anche per quanto riguarda “l’industria automobilistica“.

Non sembra per ora all’ordine del giorno una revisione al ribasso delle previsioni di crescita del governo, che a dicembre sono state ridotte da +1,5 a un +1% che ora risulta molto più alto della media delle stime delle istituzioni internazionali. Anzi: “Mi aspetto che le misure di politica economica e sociale che dispiegheranno il loro effetto progressivo nel corso dell’anno consentiranno già quando aggiorneremo la previsione macroeconomica ufficiale per il Def nella seconda metà di marzo di formulare una previsione più rosea di quella oggi prevalente”, ha detto Tria. Giovedì mattina il premier Giuseppe Conte, commentando le osservazioni del Fondo monetario internazionale, ha detto che il governo “conferma” le sue stime.

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