Ha presentato domanda al Csm per guidare le procure di Perugia, Torre Annunziata e Frosinone. Ma “non ho alcuna intenzione di dimettermi da Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, come riportato da alcuni organi di stampa, tanto più che l’esito della deliberazione del Csm non è affatto scontato”. Con una nota diramata a metà mattinata Raffaele Cantone smentisce la volontà di fare un passo indietro dalla guida dell’Anac riportata dal Corriere della Sera, che il magistrato definisce “ricostruzioni di stampa, alcune delle quali mi attribuiscono concetti fuorvianti e parole che non ho mai pronunciato“.

“Sembra che il problema del Paese sia diventato l’anticorruzione“, sono le parole che il quotidiano di via Solferino attribuisce al magistrato napoletano in un articolo pubblicato questa mattina: “Mi sono sentito sopportato e siccome non sono un uomo per tutte le stagioni ho meditato a lungo e poi ho capito che era arrivato il momento di tornare a fare il mio mestiere”, avrebbe detto Cantone riferendosi al governo. A questo proposito il quotidiano cita come motivi di attrito tra il magistrato e l’esecutivo la norma che alza a 150mila euro il tetto per l’affidamento delle gare con procedura diretta e la volontà dichiarata di “strappare e riscrivere il codice degli appalti“, scelte sulle quali il capo dell’Anticorruzione aveva più volte sollevato perplessità.

Nel comunicato il magistrato spiega “di aver presentato domanda al Csm per incarichi direttivi presso le Procure della Repubblica di Perugia, Torre Annunziata e Frosinone la settimana scorsa, dopo una lunga valutazione di carattere squisitamente personale. Sapendo che i tempi del Consiglio superiore della magistratura non sarebbero stati brevi, era mia intenzione informare quanto prima gli esponenti dell’esecutivo con cui più intensa è stata la collaborazione istituzionale in questi mesi”.

Ieri sera, appena la notizia è divenuta di dominio pubblico, si legge ancora, “ho chiesto immediatamente appuntamento al Presidente del Consiglio e ai Ministri dell’Interno e della Giustizia, ai quali esporrò nei prossimi giorni le mie motivazioni. Resta inteso, ovviamente – spiega il magistrato – che non ho alcuna intenzione di dimettermi da Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, come riportato da alcuni organi di stampa, tanto più che l’esito della deliberazione del Csm non è affatto scontato”.

“#Cantone è personalità che stimo e rispetto – ha commentato su Twitter il sottosegretario alla Pubblica amministrazione Mattia Fantinati – Dobbiamo prevenire la corruzione e non possiamo creare zavorra per imprese. Servono severi controlli come lo spazzacorrotti, senza lacci all’economia”.

La notizia dell’addio di Cantone aveva scatenato il fuoco di fila dell’opposizione: “Per il governo dei condoni il problema è l’Anticorruzione – twitta il candidato alla segreteria del Partito democratico Maurizio Martina – Noi invece siamo orgogliosi di avere voluto #Anac e di aver lavorato con un servitore dello Stato come #Cantone, lasciato solo dal governo della propaganda”. “Un Paese che perde un baluardo contro la corruzione come Raffaele Cantone è un paese sbagliato – dichiara il deputato Emanuele Fiano, della presidenza del Gruppo Pd – Un governo che fa sentire chi dirige l’Autorità anticorruzione di essere sopportato è un governo pericoloso. Da quasi 5 anni l’attività anticorruzione in Italia, sotto la sua guida, ha ottenuto apprezzamenti in tutto il mondo. La notizia del suo abbandono dell’incarico all’Anac rappresenta una perdita grave per tutto il Paese la cui responsabilità sta nel governo Conte”.

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