L’ammissione arriva di fronte ai rappresentanti della coalizione internazionale anti Isis, riuniti a Washington per un vertice tra tutti i Paesi membri. A parlare è il segretario di stato Usa, Mike Pompeo: “Contro il Califfato sono stati fatti molti progressi ma lo Stato islamico resta una pericolosa minaccia in Siria e in Iraq”. Le affermazione di Donald Trump, secondo cui “l’Isis è fondamentalmente sconfitto, avevano già provocato prima le dimissioni del capo del Pentagono James Mattis, seguito a ruota proprio dall’inviato speciale Usa presso la coalizione anti Isis Brett McGurk, anche lui in polemica con la decisione del capo della Casa Bianca di ritirare le truppe statunitensi dalla Siria.

Ora è Pompeo ad ammettere che resta ancora del lavoro da fare per “sconfiggere in modo permanente” lo Stato islamico e che “il ritiro delle truppe americane dalla Siria “non significa che cesseremo la lotta contro l’Isis al vostro fianco”. Parole che servono a rassicurare i membri dei 79 Paesi parte della coalizione,  tra cui anche l’Italia, rappresentata dall’ambasciatore Sebastiano Cardi, ex rappresentante italiano all’Onu e ora direttore degli affari politici della Farnesina. “Stiamo entrando in un’era di jihad decentrata che richiede un nuovo modo di combattere l’Isis”, ha aggiunto Pompeo.

Peccato che poche ore dopo sia di nuovo il presidente Trump a smentire direttamente il suo segretario di Stato: “Probabilmente già la prossima settimana avremo liberato il 100% del territorio controllato dall’Isis in Siria e in Iraq“: ha annunciato Trump intervenendo proprio al summit della coalizione globale anti Isis. “Appena due anni fa, quando mi sono insediato, l’Isis controllava oltre 20 mila miglia quadrate (52 mila kmq) in Siria e in Iraq. Oggi abbiamo liberato virtualmente tutto il territorio dalla presa di questi mostri sanguinari”, ha osservato, sostenendo che il 99% dei territori occupati dal Califfato sono stati liberati.

Alleanza anti-Teheran – Il segretario di stato Pompeo si è detto inoltre “assolutamente convinto” della possibilità di formare un’alleanza tipo Nato contro l’Iran. “Penso che ogni Paese capisca che è nel suo miglior interesse. Ora dobbiamo lavorare sui dettagli per riuscirci”, ha aggiunto in una intervista a Fox. Una dichiarazione d’intenti che può presto diventare un fatto concreto, visto che il 13 e 14 febbraio gli Usa hanno organizzato in Polonia un summit anti Teheran.