Dopo le dimissioni del capo del Pentagono James Mattis, Donald Trump deve incassare un’altra perdita pesante. Si è infatti dimesso l’inviato speciale Usa presso la coalizione internazionale anti Isis Brett McGurk, anche lui in polemica con la decisione del capo della Casa Bianca di ritirare le truppe statunitensi dalla Siria. Nella lettera di dimissioni, McGurk afferma che l’Isis è in fuga ma non è sconfitto e spiega come il prematuro ritiro americano dalla Siria potrebbe favorire nuovamente la sua ascesa.

Un’analisi, quella del diplomatico americano, a cui Donald Trump ha ribattuto dichiarando su Twitter che “in Siria saremmo dovuti restare tre mesi, e questo accadeva sette anni fa. Quando sono diventato presidente, l’Isis era scatenato. Ora l’Isis è fondamentalmente sconfitto e altri paesi locali, inclusa la Turchia, dovrebbero essere in grado facilmente di occuparsi di quello che ne resta. Torniamo a casa!“.

Secondo quanto riporta oggi il Washington Post, alla base della decisione di Trump di ritirare le truppe dal territorio siriano ci sarebbe una telefonata con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan di una settimana fa, che ha scatenato il terremoto all’interno della politica estera dell’amministrazione Usa. “Vuoi sapere una cosa, è tutta tua. Io lascio” avrebbe detto Trump durante il colloquio con il presidente turco. Molti dei consiglieri alla sicurezza nazionale di Trump – aggiunge il quotidiano americano – hanno cercato invano per giorni di farlo tornare sui suoi passi e rinunciare al ritiro dalla Siria.

Il presidente americano ha commentato con un altro tweet anche la situazione di politica interna, con lo shutdown scattato nella mattinata di sabato 22 dicembre: “Sono alla Casa Bianca e sto lavorando duro. Sono in corso le trattative con i democratici per i fondi necessari per la sicurezza al confine”.

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