Ho grande rispetto e stima per Marco Travaglio, Antonio Padellaro e Peter Gomez; proprio per questo dico sommessamente – dalla tribuna di un giornale libero come il Fatto – che le interessanti argomentazioni esposte nell’editoriale di ieri a firma del direttore per il “sì” all’autorizzazione a procedere contro Salvini (e quelle di altri intellettuali intervenuti nel dibattito) non tengono nel giusto conto le otto ragioni per il “no” che sottopongo all’attenzione dei lettori.

1. Una questione preliminare. “Chi ha letto le carte sa – dice il premier Conte – che è stato un atto politico”. Lo si contesta: “Il fatto che un atto sia politico non implica che sia anche legittimo o lecito”. È vero, ma Conte sta proprio affermando, con tutta evidenza, che si tratta di un atto politico lecito. Non si sognerebbe mai, non solo per la sua indole, di rivendicare alla politica il diritto di compiere azioni illecite.

2. “Il caso Diciotti – si afferma – non è stato un sequestro di persona; ma spetta ai giudici stabilirlo, non al Parlamento. Matteo Salvini si difenda nel processo”. Osservo che nello Stato di diritto valgono le leggi: prevedono che il Parlamento si pronunci. È in gioco il destino di un ministro e del governo: il Parlamento può limitarsi a ratificare una richiesta senza valutarla? Si dice: sembrerebbe una difesa della Casta. No, non si è chiamati a pronunciarsi su corruzione e interessi personali.

3. I 5Stelle perderebbero consensi votando contro l’autorizzazione a procedere, perché – si afferma – “la differenza rispetto ai casi di ruberie non verrà colta da tanti elettori”. È un’ipotesi debole: in verità accade l’opposto, la base pentastellata è attentissima – maniacalmente ipersensibile – a queste distinzioni: non perdonerebbe mai la difesa di un corrotto. Accetta invece una decisione politica che salvi il governo del cambiamento.

4. “Salvini usa il caso Diciotti per regolare i conti con la magistratura, a nome di tutto il vecchio centrodestra”. Il leghista sarebbe, secondo questa lettura, nelle mani di B.; votare per il processo creerebbe problemi anche al Caimano. È vero il contrario: con il “sì” al processo ci sarà una crisi di governo e Salvini cadrà nelle mani di B. Come è stato osservato il Caimano è già di casa a Repubblica; qualcuno è disposto a negare che lo sarà anche Salvini? Accadrà questo: il leader leghista improvvisamente diventerà buono; in parte lo è già, per Largo Fochetti, perché è a favore del Tav. È una partita a scacchi, e forze eterogenee ma determinate stanno per dare scacco matto ai 5Stelle: la prova generale dell’accordo l’hanno fatta marciando insieme (FI, Salvini, Pd) a Torino per il “Sì Tav”. Questo è lo scenario se cade il governo: il Paese nelle mani di B. e i 5Stelle fuori a urlare la loro astratta e impotente purezza.

5. “Il Salvimaio ha senso per il M5S solo se a ogni rospo ingoiato corrisponde una vittoria autentica. Altrimenti tanto vale staccare la spina”. È un errore ragionare così, proprio perché le vittorie autentiche stanno arrivando: quota 100 non è una vittoria del governo del cambiamento? Il reddito di cittadinanza non è un passo avanti rispetto alla politiche di B. e Renzi? Eccetera. È davvero possibile annullare tutto e cadere nell’inganno? Qui non si tratta di essere “paraculi” votando “no”, ma di non essere ciechi consegnando Salvini a B. con tutto ciò che ne deriva.

6. “I 5Stelle si stanno giocando l’anima sul filo dell’opportunità politica”. Questa storia delle “anime belle” l’ha già chiarita Hegel una volta per tutte. Quando prenderemo atto che fare politica – soprattutto in un governo di coalizione – significa confrontarsi con la realtà e trovare compromessi per il fine (il bene del Paese) che si vuol perseguire? Si parla da mesi di calcolo “costi e benefici”: si applichi questo criterio (anche) all’ipotesi “caduta del governo Conte”, non ci sono dubbi sui risultati.

7. “Se Salvini rovesciasse il governo – si dice – sarebbe il primo a pagarne le conseguenze”. Per quanto già detto, è un’ipotesi molto improbabile: il leader leghista ha due forni. I 5Stelle no.

8. I pentastellati devono consegnare intatti i valori del Movimento “a chi verrà dopo di loro. Sempreché, dopo di loro, i 5Stelle esistano ancora”. Sono anch’io pessimista, ma per ragioni opposte ai fautori del “sì”: i 5Stelle spariranno se faranno cadere il governo per il caso Diciotti (come vogliono FI e Pd). Verranno meno le speranze degli elettori che hanno creduto in un progetto politico attento ai più deboli.

Ma davvero qualcuno pensa che milioni e milioni di voti del Movimento siano arrivati per la difesa di astratti principi? No. I cittadini hanno votato 5Stelle per togliere il potere a “loro”, a quelli che li hanno ignorati e calpestati per decenni. E adesso con il “sì” al processo si vuol far cadere il governo riconsegnando tutto in mano a B.? Sarebbe un tragico errore: i cittadini non capirebbero e per il M5S la fine sarebbe inevitabile.