La scorsa legislatura si è distinta per aver avviato una nuova stagione dei diritti civili, dopo quella mitica ma ormai lontana degli anni Settanta. Mentre quella precedente aveva visto approvare la legge “proibizionista” sulla procreazione assistita e sventato faticosamente il tentativo, con il cosiddetto “decreto Calabrò”, di imporre in Italia “il sondino di Stato”, per poter condannare Eluana Englaro ad altri anni di “vita” vegetativa.

Ricordo le sei leggi approvate, limitandomi ai titoli, che dicono da soli l’importanza dei problemi cui si è data una soluzione legislativa:

1. Le unioni civili
2. Il testamento biologico (passato in extremis grazie soprattutto all’impegno della Associazione Luca Coscioni)
3. Il divorzio breve
4. Il femminicidio
5. Il “dopo di noi”, per i disabili gravi che restino privi di genitori
6. La legge contro la tortura

Sono però rimaste al palo altrettante leggi di grande rilievo sul piano dei diritti civili:

1. Lo ius soli, la legge semplifica l’acquisto della cittadinanza italiana per gli immigrati regolari ma anche per i loro figli nati in Italia. Approvata nell’ottobre del 2015 grazie alla astensione dei 5 Stelle, è stata bloccata dall’ostruzionismo della Lega. Più che mai necessaria visto il diffuso clima razzista.
2. I migranti minori non accompagnati, approvata alla Camera nell’ottobre 2016, lì si è fermata. Misure principali, il divieto di respingimento alla frontiera, strutture governative loro dedicate, ricerca di famiglie affidatarie, garanzia del diritto alla salute e allo studio.
3. Legge contro l’omofobia, ferma in Senato da 4 anni.
4. Assistenza sessuale per i disabili, proposta da Sergio Lo Giudice e Monica Cirinnà, non ha mai iniziato il suo iter al Senato.
5. Droghe, il 16 novembre 2016, l’Associazione Luca Coscioni e Radicali Italiani hanno depositato alla Camera dei Deputati 68mila firme in calce a una proposta di legge di iniziativa popolare sostenuta da decine di organizzazioni che propone la regolamentazione della produzione, consumo e commercio della cannabis e dei suoi derivati anche per fini non medico-scientifici rafforzando l’accesso terapeutico alla cannabis. La legge, depenalizzando l’uso e la detenzione di tutte le sostanze proibite, creerebbe un meccanismo che automaticamente vuoterebbe le carceri di coloro che attualmente sono detenuti per violazione del Testo Unico sulle droghe del 1990.

Per queste ragioni rivolgo un appello non solo al Pd ma a tutte le forze politiche perché facciano in modo che anche questa legislatura – malgrado lo scontro frontale su tanti temi, in particolare economici e sociali – regali ai cittadini italiani, per chiunque abbiano votato, qualche nuovo spazio di libertà e di civiltà. Vista la debolezza – non solo numerica – del maggiore partito di opposizione, il Pd, chiedo innanzitutto al partito più forte in Parlamento, il Movimento 5 Stelle, di confermare nei fatti lo spirito democratico e riformatore dimostrato su tanti temi attinenti i diritti civili. Ricordando che proprio un parlamentare 5 Stelle, Matteo Mantero, primo firmatario della legge sul Testamento biologico, ha già depositato, in questa legislatura, un ddl per la legalizzazione dell’eutanasia.

Un problema – quello delle norme sul fine vita – posto con forza dalla Corte costituzionale, che ha dato al Parlamento un termine ravvicinato (il 24 settembre, quasi un ultimatum) per legiferare sul suicidio assistito, prima di dichiarare incostituzionale l’articolo 580 del codice penale clerico-fascista del 1930, che punisce con pene fino a 12 anni chi aiuta un malato in condizioni disperate a trovare una “morte degna” (caso Dj Fabo-Marco Cappato).

Dopo mesi da questa importantissima decisione, il Parlamento non si è nemmeno degnato di una “presa d’atto” della richiesta della Corte. Ci sarebbe da attendersi almeno una “dichiarazione di intenzioni” da parte dei presidenti del Senato e della Camera e/o dai presidenti delle Commissioni competenti per materia e/o dei capigruppo dei partiti nei due rami del Parlamento. E c’è anche da chiedersi – dinanzi a questa clamoroso confronto fra il potere giudiziario e quello legislativo – se non sia opportuna una sollecitazione al Parlamento del Presidente della Repubblica, capo supremo della Magistratura, simile a quelle rivolte per ben due volte al potere legislativo dal Presidente Napolitano.

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