Il 16 dicembre si era fatto fotografare, sciarpa rossonera al collo, mentre dava il cinque a Luca Lucci, figura carismatica della curva del Milan che a settembre aveva patteggiato 18 mesi per la vendita di droga. Oggi il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha promesso di “sradicare” la violenza negli stadi in una conferenza stampa al termine della riunione straordinaria dell’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive, svoltasi con il capo della polizia Franco Gabrielli e il sottosegretario Giancarlo Giorgetti. Ma di chiusura degli impianti e allo stop delle partite per i cori razzisti non vuole sentire parlare.

“Non si può morire di calcio nel 2018”, ha detto il capo del Viminale in riferimento alla morte di Daniele Belardinelli, capo ultrà del Varese morto investito da un’auto il 26 dicembre durante gli scontri tra tifosi dell’Inter e del Napoli nei pressi dello stadio di San Siro. “Ma i dati dal primo luglio al 30 novembre 2018 ci dicono che il calcio è uno sport sempre più sano – ha proseguito – i feriti sono il 60% in meno, quelli tra gli genti del 50% mentre si sono azzerati tra gli steward”. Inoltre “sono scesi anche quello degli arrestati e dei Daspo“. In questo momento “sono 6.500 gli italiani sottoposti a provvedimento che li inibisce dalle presenza alle manifestazioni sportive”.

“Ogni settimana ci sono 12 milioni di tifosi che seguono gli eventi sportivi e 6mila teppisti, da non confondere con i tifosi che sono il 99%. L’obiettivo è sradicare la violenza con ogni mezzo necessario. Il calcio non è delinquenza ma passione, sport e tifo. Faremo tutto il possibile che sia per gli italiani perbene”, ha promesso Salvini. Che, però, si dice contrario alla sospensione delle partite in caso di cori offensivi: “E’ molto scivoloso, rischiamo di mettere in mano a pochi il destino di tanti. Io preferisco prevenire e non lasciare potere di ricatto ad una frangia minoritaria. E poi è difficile trovare criteri oggettivi per la decisione”.

Parlando della morte di Belardinelli, investito da un Volvo V40 che faceva parte di un corteo di auto guidato da tifosi del Napoli, il ministro si è detto favorevole a “tornare ad autorizzare le trasferte collettive che sono maggiormente controllabili rispetto a centinaia di auto e min van”. Ma chiudere gli stadi è la risposta sbagliata: “Sono assolutamente contrario alla chiusura degli stadi ed al divieto di trasferte perché è la resa dello Stato: bisogna garantire che chi sbaglia da tifoso paghi e chi sbaglia da tesserato deve essere punito il doppio perché hanno responsabilità in più, ma no a sanzioni collettive, non è giusto che paghi un club, un’intera tifoseria o una città”.


video di Alberto Sofia

Ora però anche le società devono mettere mano al portafogli: “Nel 2018 sono stati utilizzati 75mila agenti per garantire la sicurezza delle manifestazioni sportive. E’ giusto che i club contribuiscano alle spese, come prevede la legge sulla sicurezza e che quei 40 milioni di euro non gravino sui cittadini”. In ogni caso, ha proseguito il segretario della Lega, “mi auguro che più società di calcio possibili possano avere stadi nuovi, di proprietà e fruibili sette giorni su sette e dove all’interno ci siano anche camere di sicurezza perché chi sbaglia paga e possibilmente paga sul posto”.

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