A Cuzco, in Perù, hanno un modo un po’ bellicoso di festeggiare il Capodanno. Si chiama Takanakuy, è l’antica tradizione di risolvere vecchie dispute prendendosi a pugni e a schiaffi. Una volta superate le questioni in sospeso (di corna, soldi e affini) ci si ritrovano al bar per brindare all’inizio del nuovo anno. A Allendale, un piccolo paesino nel nord dell’Inghilterra, festeggiano il capodanno con il Tar Bar’l, letteralmente la parata del catrame. Usanza collaudata dal medioevo: ogni 31 dicembre i maschi del villaggio indossano il loro abito tradizionale, che assomiglia un po’ a quello dei Re Magi, e sfilano per le strade tendendo in testa un catino riempito di catrame infuocato. Gli scozzesi invece al posto del fuoco preferiscono l’acqua gelida. Tutto inizia con una lunga fiaccolata che termina con l’incendio della nave vichinga su Calton Hill. Si continua con danze celtiche, litri di birra al whisky e tuffo nelle acque del Forth Estuary di Edimburgo.

Dai fuochi d’artificio che illuminano a giorno piazza San Marco, a quelli sparati dal lungomare di Napoli, a quelli a cascata sul lago ghiacciato di Saint Moritz, l’imprenditore eco/friendly, il marchese Amedeo Clavarino dal suo Maloja Palace, l’albergo imperiale che negli anni d’oro della bella epoque ha riunito la migliore noblesse della mitteleuropa, lancia un grido d’allarme che rimane soffocato da razzi e petardi. Dalla sua terrazza, tutta cristallo e acciaio, un gioiellino di design appena tirato a lucido spalancato con vista sui laghi, la goduria di un cielo stellato. Da qui proibisce tassativamente anche i tic a trac e ricorda che al di là del pirotecnico e suggestivo spettacolo, c’è un aspetto a cui nessuno pensa: i fuochi d’artificio sono dannosi per l’ambiente per la salute. “Ricadute”, nel vero senso del termine, le particelle metalliche contenute nel fumo si disperdono nell’atmosfera.

E visto che è anche un attivista/animalista, già nel 2006 comprava pagine di pubblicità sul Corriere della Sera con lo slogan “Pretendi aria pulita”,  nel suo speech di auguri invita le signore a non indossare più pellicce e a non mangiare carne perché ormai gli animali sono imbottiti di antibiotici, anche scaduti. Il suo menù è da smart food: tante lenticchie proteiche, cotechino di soia e sorbetto di cetriolo. Se a Saint Moritz non siete sulla vip list di Christina Mandelli, organizzatrice di eventi da alte quote, in tutti i sensi, meglio cambiare località. Per l’ultimo organizzato dalla sua Endogroup International per Pomellato ha convocato i paperon de paperoni di mezzo pianeta (secondo le statistiche di Ubs i super-ricchi elvetici controllano 125 miliardi di dollari  con un 19% in più rispetto all’anno precedente ) si arrivava in una baita di montagna in slitte impellicciate ( shhhh non ditelo al Clavarino) e dress code folk/chic.

Sul tavolo del buffet tra piatti pregiati erano serviti anche gioie scintillanti, le signore potevano indossarle, ma solo per la serata. Remo Ruffini, presidente e stratega di Moncler, chiude l’anno con profitti dorati. Dopo aver salvato lo storico marchio di piume dalla bancarotta chiude il bilancio con un utile netto del 47%  (a Forbes dice: “I risultati sono superiori non solo alle attese del mercato ma anche alle nostre stesse aspettative”) nel suo chalet brinda alla grande e con la leggerezza di una piuma, con ospiti eccellenti e menù stellato di Vittorio, 3 stelle Michelin, che ha aperto un ristorante anche sulla promenade di Saint Moritz.

C’è ancora tempo per il capodanno cinese che si festeggia con la coreografica sfilata delle lanterne il 5 febbraio (a Milano, Roma e a Prato dove risiedono le più grandi comunità di cinesi in Italia) quando si entrerà nell’anno del maiale che, secondo la loro tradizione, simboleggia stabilità, generosità e altruismo. Buon “maialino” a tutti, anche senza gli occhietti a mandorla.

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