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Europa 2019, la missione è ‘salvare il soldato Ue’. Così le elezioni di maggio rischiano di sprofondarla

Un anno, anzi neppure mezzo, per riprendere per la collottola un’Europa “che va a sbattere” e impedirle di cadere nel baratro della paura in cui rischiano di sprofondarla populismi e sovranismi: invece di rinnegare solidarietà e integrazione, per “salvare il soldato Ue” bisogna ridare smalto e valore al binomio che ha già fruttato oltre settant’anni di pace e di crescita.

L’alternativa fa correre i brividi lungo la schiena: è un ritorno agli Anni Trenta del XX Secolo, mix di nazionalismi e intolleranze dove già si muovono figure come Donald Trump, calato nel ruolo del cattivo di Quarto Potere, o Jair Messias Bolsonaro (che uno così venga eletto presidente del Brasile, nonostante le cose che dice e che fa, è terrificante), o Viktor Orban, teorico e realizzatore della democrazia illiberale.

Fra parentesi, un giorno poi mi spiegheranno perché si continua a dire che le ideologie sono finite, di destra e soprattutto di sinistra, proprio quando si assiste al ritorno dei pensieri che identificano e mistificano leader e popolo: come se quella non fosse un’ideologia, purtroppo già sperimentata.

Un anno nel segno dell’Europa

In un anno senza appuntamenti elettorali nazionali di prima grandezza, le sfide principali riguardano tutte l’Unione europea. “Il 2018 è stato all’insegna dell’avanzata dei populismi e dei sovranismi – constata Nathalie Tocci, direttore dell’Istituto Affari Internazionali – e molto probabilmente il 2019 ne sarà pure segnato”. Non solo perché il 29 marzo ci sarà la Brexit, l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue, e il 26 maggio ci saranno le elezioni europee, per il rinnovo del Parlamento di Strasburgo, ma perché, nei mesi successivi, tutte le Istituzioni Ue saranno rinnovate – la Commissione europea nella sua totalità, la presidenza del Consiglio europeo, la presidenza della Banca centrale europea.

Un’operazione in prospettiva in perdita per l’Italia, che ha tre posti importanti con Mario Draghi (alla Bce), Antonio Tajani, presidente del Parlamento, e Federica Mogherini, alto rappresentante della politica estera e di sicurezza comune, e che non potrà certo mantenerli.

Per il 26 maggio “la questione – dice la Tocci – sarà di capire fin dove arriveranno i sovranismi, che inevitabilmente avranno un ruolo crescente nel Parlamento europeo”, ma che molto difficilmente saranno maggioranza. La retorica italiana in tal senso, che riflette l’auspicio delle forze di governo, non trova riscontro nei risultati elettorali degli altri Paesi, ad eccezione della Francia. E’ però quasi scontato che popolari e socialisti, insieme, non abbiano più i numeri per fare maggioranza e che si debba quindi cercare una nuova maggioranza, magari con l’inclusione di liberali e/o verdi, che sono ora le due forze più europeiste.

Grandi Paesi tutti scossi

Le difficoltà dei grandi Paesi Ue aggiungono incognite alla scadenza elettorale. La Francia, scossa, prima di Natale, dalle ‘jacqueries’ dei ‘gilets jaunes’, si chiede se le riforme proposte dal presidente Emmanuel Macron saranno sufficienti a calmare le acque e a restituire la politica alla democrazia della dialettica. C’è pure l’incognita di quali saranno le alleanze in Europa del partito di Macron.

In Germania, la fine del 2018 ha segnato l’inizio della fine della cancelliera Angela Merkel, sostituita alla guida della Cdu da Annegret Kramp-Karrenbauer, il cui aggressivo acronimo Akk ben si adatta ai tempi. Il 2019 potrebbe anche vedere – ma non è certo – la fine della cancelleria della Merkel, con due anni di anticipo sulla scadenza elettorale del 2021.

In Gran Bretagna, c’è l’incognita della Brexit e della sorte di Theresa May, premier contestatissimo, ma di cui nessuno s’azzarda a prendere il posto. Oggi come oggi, può accadere di tutto: che venga approvato dai Comuni l’accordo con l’Ue negoziato dalla May; che ci sia un ‘no deal’ e, dunque, una ‘hard Brexit’, con una gamma di gradazioni; o che ci sia un nuovo referendum, con opzioni non chiare ed esito incerto.

L’Italia vive in un clima di campagna elettorale perenne e l’esito delle Europee potrebbe incidere sulla durata della formula di governo attuale. La Spagna dell’esecutivo di minoranza guidato dal socialista Pedro Sanchez potrebbe avviarsi a elezioni anticipate.

Il Medio Oriente, le sfide globali, l’incognita Trump

Accanto a un’Unione turbolenta, il Medio Oriente e il Nord Africa restano in fiamme: le decisioni del presidente Usa Donald Trump su Siria, Iraq, Afghanistan non semplificano il quadro e rischiano, anzi, di riattizzare focolai di conflitto; la scelta di campo degli Stati Uniti di alleanza ad ogni costo con l’Arabia saudita, in funzione anti-Iran, e pro-Israele, lascia perplessi; il conflitto nello Yemen non è vicino all’epilogo; e, per quanto riguarda la Libia, “è sempre più ovvio – osserva la Tocci – che gestire il fenomeno migratorio e tentare di ricostruire lo Stato sono obiettivi spesso in contrasto fra di loro”. Le elezioni in Israele, anticipate ad aprile, complicano le equazioni regionali (e non è certo che semplifichino quelle interne).

A livello globale, Bolsonaro s’appresta a dare una mano a Trump per ridurre l’efficacia delle misure anti-riscaldamento globale, mentre tensioni e contrasti tra Usa e Cina per ora si limitano a una ‘guerra dei dazi’. Le scelte nucleari dell’Amministrazione statunitense, con la denuncia del patto con l’Iran e la messa in discussione del trattato sugli Inf, gli euromissili, rendono il Mondo un posto meno sicuro: lo ricorda persino il presidente russo Vladimir Putin, che, pur sotto lo scacco delle sanzioni, non cede d’un passo sui fronti della sua protervia ‘vetero sovietica’, la Georgia – ormai consolidata – e l’Ucraina – ancora fragile.

Negli Usa, sarà un anno di conflittualità tra Casa Bianca e Congresso, con la Camera ora controllata dai democratici: lo shutdown, cioè la serrata dei servizi federali, deciso da Trump per avere i soldi per costruire il muro al confine con il Messico, è solo un’avvisaglia. Sul presidente pende la spada di Damocle del Russiagate con ipotesi di impeachment annessa.

E l’Italia? Avrà poco da dire in tutto ciò, spiega la Tocci, specie “nel grande scontro del XXI Secolo tra Usa e Cina”, mentre “l’Europa può tentare di recitare un ruolo nelle dinamiche globali”. Per sperare di contare, dunque, “è cruciale che l’Italia svolga a pieno la sua parte nell’Unione europea”: non contro, ma con.