Il dialogo con il ministro Riccardo Fraccaro per ridurre i decreti legge. Una stoccata a Giancarlo Giorgetti per le sue parole sul Sud e il reddito di cittadinanza: “Un’ingiustizia”. E poi il richiamo sui migranti e i rapporti con l’Unione Europea, oltre ai sondaggi ignorati perché “se un sondaggio cambia me, io ho perso tutto”. Roberto Fico spiega a In Mezz’ora su Rai 3 il suo “lavoro di grande indipendenza” da presidente della Camera.

E per spiegarlo parte proprio dal rapporto con il “suo” Movimento Cinque Stelle. E racconta, quindi, delle diverse fiducie già chieste dal governo (sei dall’inizio della legislatura, due nell’ultima settimana): “Ne ho parlato anche con il ministro per i rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro, per arrivare a una diminuzione, da gennaio, dell’uso dei decreti legge”, dice Fico. “Nella mia vita – spiega – non ho mai fatto il notaio e non lo faccio ora che rappresento le istituzioni. Difendo fortemente l’indipendenza del mio ruolo rispetto al governo”. Un percorso “condiviso”, dice poco dopo Fraccaro: “Nei suoi primi mesi di attività il governo ha fatto ricorso allo strumento del decreto legge per affrontare diverse emergenze del Paese. Il nostro obiettivo è quello di incrementare il processo decisionale in Parlamento e garantire la sua cooperazione con l’esecutivo”.

Fico era poi passato alla Lega e alle parole del sottosegretario Giancarlo Giorgetti sulla corrispondenza tra exploit del M5s al Sud e la promessa del reddito di cittadinanza: “È un’ingiustizia da ogni punto da dove la si prenda, questa dichiarazione. Mi piacciono tutti gli italiani che esprimono il loro pensiero liberamente”. “Al Sud – ha aggiunto – ci sono tante persone che lavorano, ci sono persone di grandissima qualità, vanno fuori dall’Italia o nell’Italia settentrionale, ed hanno posizioni di prestigio e qualità. Non ci può essere un ‘mi piace’ o ‘non mi piace’ per le idee che ha la persona. Se non capisci le idee degli altri, devi ascoltare e capire”.

Il presidente della Camera si sofferma poi sui migranti, uno dei temi sui quali si è registrato il maggior attrito con le misure scelte dal governo: “Su problemi come quello dei migranti non dobbiamo polarizzare il dibattito, né fare propaganda, oltre a usare un linguaggio appropriato”, ribadisce Fico che non aveva presieduto l’Aula nel momento del voto del dl Sicurezza voluto da Matteo Salvini spiegando la sua scelta con la contrarietà al decreto. “Non posso cambiare la mia politica per i sondaggi. Per esempio sull’accoglienza per i migranti me ne frego dei sondaggi. Se un sondaggio cambia me io ho perso tutto”, spiega.

Quando il discorso scivola sulla manovra, Fico afferma che “il governo italiano e il popolo italiano abbiano diritto alla propria legge di Bilancio” specificando però che “siamo in Europa con delle regole a cui abbiamo aderito”. Quindi “se l’Europa dice che non si può fare quel deficit allora si discute a oltranza, come sta avvenendo”. E si dice convinto “che quando c’è il dialogo in mezzo, non è mai un calarsi le braghe”. Perché “questo è nel gioco vero del dialogo tra Italia e istituzioni europee, così come Macron, quando sono arrivati i gilet gialli, ha detto che bisogna fare più deficit e ora si attiverà un dialogo anche con la Francia”.