Tensione alle stelle fra Mosca e Washington, con il segretario di Stato Mike Pompeo che annuncia, dopo le “numerose violazioni” da parte della Russia, la decisione degli Usa di lasciare il Trattato sui missili nucleari a raggio intermedio (Inf), l’intesa firmata nel 1987 da Reagan e Gorbaciov che rappresentò una pietra miliare verso la fine della guerra fredda. Uno strappo che ora rischia di riaprire una nuova corsa agli armamenti, mentre dal Cremlino respingono subito al mittente le accuse degli Stati Uniti. Una decisione che era stata preannunciata anche dal presidente Usa Donald Trump e che il Cremlino aveva definito “pericolosa”.

L’ultimatum a Mosca arriva a tarda serata alla ministeriale Nato a Bruxelles – dove sono riuniti i ministri degli Esteri dei Paesi dell’Alleanza – e a darlo è il responsabile della diplomazia americana in persona. L’aut-aut prevede un periodo di “60 giorni”, a partire dai quali inizierà il processo per “sospendere gli obblighi” di Washington, qualora Mosca non decidesse di “tornare a conformarsi” al trattato.

“Quando è stato firmato – continua Pompeo – il trattato rappresentava lo sforzo compiuto in buona fede da due paesi rivali per ridurre la minaccia di una guerra nucleare ma oggi ci troviamo davanti agli imbrogli della Russia. Gli Stati Uniti dichiarano di aver colto i russi nella violazione del trattato”. “La Russia – prosegue il segretario – deve ammettere le proprie violazioni. Hanno cominciato a testare il missile SSC-8 sin dalla metà degli anni 2000. Siamo stati estremamente pazienti e ci siamo sforzati per convincere la Russia a rispettare i termini dell’accordo”. L’ultimatum annunciato oggi è legato alla minaccia verso “la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e dei loro alleati. Non ha senso per gli Stati Uniti rimanere in un trattato che limita le possibilità di rispondere alle violazioni”. “Voglio essere chiaro: l’America difende il principio di legalità. Quando prendiamo impegni, li rispettiamo. Ci aspettiamo lo stesso dagli altri” conclude Pompeo.

Una posizione sostenuta anche dagli alleati della Nato che, tramite una nota, sono giunti alla conclusione che la “Russia ha sviluppato e messo in funzione un sistema missilistico, 9M729, che viola il trattato Inf. Sosteniamo fortemente l’analisi degli Usa secondo cui la Russia sta seriamente venendo meno ai suoi obblighi. La violazione russa del trattato erode i fondamenti effettivi del controllo sulle armi e rientra in un più ampio atteggiamento teso ad indebolire nell’insieme l’architettura di sicurezza euro-atlantica”. “Per oltre trent’anni – si legge ancora nel comunicato – il Trattato sui missili nucleari a raggio intermedio ha svolto un ruolo decisivo nel mantenimento della sicurezza della Nato”. Gli alleati hanno sottolineato che la situazione in cui gli Usa e le altre parti rispettano a pieno il trattato e la Russia no, non è sostenibile. Non è si fatta attendere anche la risposta russa, attraverso le parole della portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova: “La Russia rispetta in maniera rigorosa quanto previsto dal Trattato Inf e gli Stati Uniti lo sanno“.

Oltre al tema russo nel vertice si è parlato delle sfide che provengono dal sud e la partnership con diversi Paesi in nord Africa e Medio oriente. Altro punto: la missione di addestramento iniziata in Iraq e poi i Balcani occidentali. Su quest’ultimo argomento il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg ha riferito di “accogliere con favore i progressi compiuti da Skopje verso la piena adesione alla Nato”.

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