Mi cerco. Non mi conosco. Avvampo di solitudine davanti allo specchio. Fisso il mio volto con gli spilli degli occhi. Ancestrale sgomento di avere un volto. Conto i sensi della vita: sono cinque. Non mi bastano. Tiro fuori la carta d’identità, che senso ha un’identità di carta? Chi sono? Un cittadino? Una creatura? Un inno alla polvere? Un cadavere delirante? Mi cerco. Non mi basto. L’anagrafe non mi consola. Gli abissi mi sfiorano. Le vertigini soffrono di me. Avrei voglia di scucire il cielo per vedere il volto di Dio. Avrei voglia di sfogliare il vocabolario del silenzio. Innesti di morte sul cammino. Grappoli di delirio. Fantasmagoria del nulla. Di questo niente che s’inoltra nel niente. Una finestra aperta.

Che tutto sia musica! E le dolenti note? Ben vengano. La mente in una scatola. La mente come malattia. Barattare organismi per un invito nel mondo dell’evanescenza. Galleggiare sull’acqua per fare il morto. Per non essere il morto. Mi cerco. Farmi da parte per essere tutto. Accarezzare le pietre. Pietà per tutto ciò che non respira. Varchi di gioia nascosta. Mi cerco ed è come cercare un ego in un pagliaio che brucia. Breve fuoco. Vita, così breve da essere eterna. Eternità di polvere. Finché c’è vita non c’è speranza. Che fare? Che disfare? Aspettare la primavera per fare una rivoluzione con una sola rondine. Fare primavera con una rondine. Non avere paura. Corpo trafitto da altri corpi. Non avere paura. Inscenare un delitto immaginario. Chiedere scusa a tutte le persone che non ho fatto in tempo ad amare. A tutte le persone che non hanno fatto in tempo ad amarmi.

Mi cerco in ogni respiro e non mi trovo. Mancanza ossessiva di me. Lanciare il sesso e nascondere la mano, masturbazione sospesa. Farmi carne di altre carni. Fare l’amore solo per cambiare sesso, senza chirurgia. Solo amore. Eccomi. Un lenzuolo. L’obitorio delle mie pulsazioni. Un fantasma in un castello di carte. Tutto viene giù. Eccomi, sono io questo venire giù. Siamo noi. Tutti giù per terra, con il cielo negli occhi! Un bambino ride, una bambina corre, l’infanzia di un sogno e gli alberi fanno un dono di radici per ogni nostra colpa, per ogni nostro peccato, per questa vita che ci travolge, ci avvolge e ci capovolge. Alba, tramonto. Un nido di tenebre, la Creazione, l’amore.