Valutare la reintroduzione della province. L’ultimo tema sollevato da Matteo Salvini rischia di surriscaldare i rapporti ancora con il Movimento 5 stelle. “Bisogna avere il coraggio, la forza e la buona volontà di rivedere un impianto istituzionale che è monco, perché ora è ‘all’italiana”, ha detto il ministro dell’Interno attaccando la riforma che porta il nome dell’ex ministro Graziano Delrio. Per il leader della Lega è una legge che ha trasformato le province in “un ente che fa e non fa, non ha soldi per operare. Soprattutto – parlo delle province– non ha avuto senso cancellarlo senza dare una soluzione”.

La riforma varata dal Pd ha trasformato le province in enti di secondo livello, per i quali non sono cioè più previste elezioni dirette, tagliandone i trasferimenti economici da parte dello Stato.  “Non dovrei dirlo, se dovessi guardare i sondaggi – va avanti – ma ci sono piccoli comuni che, tolto il sostegno delle province, restano abbandonati in una valle. Ci ragioneremo, è uno dei ragionamenti che bisogna fare”. ha continuato Salvini.

Quello sugli enti intermedi, però, è uno dei più antichi cavalli di battaglia del Movimento 5 stelle. Trasformate negli anni nel simbolo degli enti inutili, il M5s ha sempre evitato di presentare le proprie liste alle elezioni provinciali, quand’erano ancora previste. La riforma Delrio ha abolito le elezioni, tagliando sia il numero degli enti che i costi, ma creando però alcuni problemi sul territorio: le province, infatti, sono ancora titolari dell’edilizia scolastica, della tutela e valorizzazione dell’ambiente, dei trasporti e delle strade. La riforma costituzionale di Matteo Renzi prevedeva solo di eliminare la parola “province” dalla Costituzione, lasciando poi a una futura legge ordinaria la determinazione del settore. Il referendum respinto, però, ha bloccato tutto. “Così come sono state ridisegnate non sono né carne né pesce“, dice ancora Salvini. Nel contratto di governo siglato dal M5s e dalla Lega, però, non è previsto nulla del genere.

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