Gianfranco Zani resta in stato di fermo. Lo ha deciso il Gip di Cremona. L’uomo è accusato di aver provocato la morte del figlio 11enne nell’incendio appiccato alla casa familiare per vendetta nei confronti della moglie che lo stava lasciando. Zani rimane, però, ricoverato nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Cremona dove si trova da qualche giorno. Il gip ha disposto la custodia cautelare in carcere non appena le sue condizioni lo consentiranno. L’uomo è accusato di incendio doloso e omicidio volontario.

“Non sono entrato in casa e non ho appiccato il fuoco“, ha detto il 53enne al giudice per le indagini preliminari. Una versione riferita dal suo avvocato Fabrizio Vappina al termine dell’interrogatorio di garanzia per la convalida del fermo. Un’innocenza che l’uomo ha sostenuto anche con gli agenti della Polstrada che lo avevano bloccato subito dopo l’accaduto. “Il mio cliente – ha detto il legale – ha confermato quanto da sempre sostenuto, in un interrogatorio che tra formalità e verbalizzazione, è durato 45 minuti. Bisogna tenere conto che l’interrogatorio è avvenuto nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Cremona dove il mio cliente si trova da qualche giorno. Il contenuto dell’interrogatorio, quindi, era scontato”. Il gip si è riservato di comunicare la decisione al più presto: “Contiamo di avere il provvedimento nel pomeriggio o al più tardi domani”.

L’artigiano, che ha agito spinto dal desiderio di vendicarsi della moglie dalla quale si stava separando, con gli investigatori non aveva voluto nemmeno chiarire se sapeva che nella villetta a schiera di via Tasso, nella frazione di Ponteterra, quando ha appiccato il fuoco, c’erano due dei suoi tre figli. Marco non ce l’ha fatta, mentre il fratello più piccolo di soli 4 anni, è stato salvato dalla mamma. La donna poco prima dell’incendio aveva accompagnato il figlio maggiore, di 17 anni, all’oratorio. Quando Zani, che era appostato nelle vicinanze, ha visto che la ex moglie, di origine slovacca, si era allontananta in auto con il ragazzo, è entrato in casa e ha incendiato mobili e tende al piano superiore. In un attimo è stata invasa dal fumo e dalle fiamme. La donna, al suo ritorno, è riuscita a salvare solo il figlio minore ma per Marco era troppo tardi. Lei e il piccolo hanno riportato diverse ustioni.

A scatenare la violenza la decisione della moglie di lasciarlo per un altro uomo. A luglio aveva picchiato il figlio maggiore, che era finito all’ospedale, e a settembre aveva infierito di nuovo su moglie e figli, tutti costretti a ricorrere a cure mediche. Episodi che avevano spinto il gip di Mantova a emettere un provvedimento con il quale gli impediva di avvicinarsi a casa, che gli era stato notificato appena 4 giorni fa. Silvia e i figli erano stati costretti a trascorrere un periodo di tempo in una casa protetta del Comune di Sabbioneta a Pomponazzo, che avevano lasciato un paio di giorni prima della tragedia. A spingerli a tornare a casa, anche il desiderio di permettere a Marco di tornare a scuola nella vicina Casalmaggiore.

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