Non è normale che sia normale che la politica si ricordi delle donne solo il 25 novembre. Non è normale che sia normale che oggi, eletti di ogni tipo e schieramento, si colorino la faccia per dire no alla violenza contro le donne e poi, seduti in Parlamento o nei loro consigli comunali e regionali, non facciano niente di concreto per sostenere chi lotta tutti i giorni. Non è normale che sia normale vederli sfilare nelle piazze come se niente fosse. Come se non avessero lasciato sole chi lavora nei centri Antivolenza, nei servizi sociali e in ognuna delle case delle donne che rendono più normale (loro sì) questo Paese. Non è normale che sia normale vedere parlamentari, di ogni ordine e grado, dire che stanno dalla parte delle donne e poi sapere che da lunedì siederanno in Aula per discutere il ddl Pillon senza fiatare: un disegno di legge che dimentica i diritti delle mamme e dei bambini e soprattutto ignora la violenza. Un disegno di legge che riporta questo Paese indietro di decenni e lo fa con la superficialità di chi pretende di difendere la famiglia tradizionale. Non è normale che sia normale, per loro, dire che basterà fare qualche modifica per farcelo digerire. Perché tranquilli, non succederà.

Non è normale che sia normale è lo slogan che ha scelto Montecitorio per la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, “per dare voce a chi l’ha persa”. Io vorrei usarlo per dire alla politica cosa secondo me non è normale. Ad esempio non è normale che le politiche, le donne, rimangano sempre la minoranza: mai determinanti, mai in posizioni apicali e sempre a rimorchio di uomini che decidono per loro. Non è normale che sia normale vantarsi di avere le liste elettorali piene di donne e poi non averne neanche una ai vertici del governo. Non è normale che sia normale non siano mai rappresentate (o quasi) nelle stanze del potere.

Non è normale che sia normale ascoltare i politici parlare di femminismo e MeToo quando in silenzio accettano ministri dire che l’aborto va abolito. Quando escono le statistiche sull’obiezione di coscienza e il diritto all’interruzione di gravidanza negato, ancora dopo 40 anni, e loro non fanno niente. Quando tagliano i fondi ai centri Antiviolenza, quando decidono di chiudere la Casa delle donne di Roma, quando eliminano il già tristemente ridicolo congedo di paternità. Quando promettono di istituire un codice rosso per le donne maltrattate e credono che non sappiamo che esiste già, solo non viene applicato (come spiega Elisabetta Ambrosi qui). Non è normale che sia normale che la politica non si senta mai responsabile e che lasci i temi divisivi (così li chiamano loro) fuori dai contratti di governo perché è difficile prendere una posizione chiara e netta. Non è normale che voi, ogni volta, crediate che ce la berremo ancora e che basti un post su Facebook o una comparsata al corteo per convincerci della vostra credibilità. Non è normale e, ve lo assicuro, non succede.

La piazza femminista di Roma è un capolavoro di Non una di meno. Non una di meno sono centinaia di donne in tutta Italia che si stanno organizzando per riprendere uno spazio che è loro. Non lo fanno da oggi e non lo fanno solo oggi. Sono il famoso Paese reale, quello che i politici o non conoscono o fingono di non sapere che esiste. Hanno un segreto: sono un movimento inclusivo che è riuscito a fare una sintesi di decine di battaglie. Non è e non è stato facile: dietro ci sono decine di esperienze e anni di assemblee, confronti e discussioni. Sono interculturali, intergenerazionali, aperte a ogni genere e orientamento sessuale. Sono donne, gay, lesbiche, migranti, uomini, queer, transgender e chiunque altro voglia partecipare. Parlano a tutti e parlano con tutti. Ci sono sempre e non solo il giorno della violenza contro le donne. Non è normale che sia normale che voi, cari politici, non vi siate ancora accorti che venire in piazza il 25 novembre e colorarvi la faccia di rosso non basta più. Almeno non per noi.