A un anno dall’udienza alla Grande Camera la Corte dei diritti umani pubblicherà la sentenza sul ricorso di Silvio Berlusconi contro la legge Severino che lo aveva fatto decadere da senatore dopo la sentenza definitiva nel processo Mediaset. Il deposito avverrà martedì 27 di novembre come riporta l’Ansa a 5 anni esatti dal voto di Palazzo Madama. L’ex premier aveva presentato il ricorso il 10 settembre 2013. Il caso è stato discusso dalla Grande Camera della Corte di Strasburgo, dove non c’è possibilità d’appello. Un accordo raggiunto dalle parti per accelerare i tempi. Il leader di Forza Italia ha potuto giocare una carta importante davanti ai 17 magistrati europei: il salvataggio – il 16 marzo 2017 – dalla decadenza di Augusto Minzolini, ex direttore del Tg1 condannato per peculato. Perché di fatto come disse quel giorno Niccolò Ghedini “fatti identici” erano stati “trattati in maniera diversa”. E diversi giudici, durante l’udienza pubblica, avevano chiesto conto ai rappresentanti del governo italiano sulle “discrepanze” tra il caso di Berlusconi e quello di Minzolini.

Le domande dei giudici sulle “discrepanze”
Il giudice islandese Robert Spano aveva chiesto se le regole possono spiegare “se in un particolare caso può essere esercitato un potere discrezionale” da parte del Senato. Il magistrato portoghese Paulo Pinto de Albuquerque, aveva chiesto ragione di un altro punto sottolineato dai legali di Berlusconi: “La scelta di procedere al Senato con uno scrutinio pubblico malgrado il regolamento preveda un voto segreto in tutti i casi”. La rappresentante del governo, Maria Giuliana Civinini, aveva sostenuto il rispetto della Convenzione mentre la difesa dell’ex Cavaliere, sostenuta anche dall’avvocato Edward Fitzgerald, aveva sottolineato che nel caso del Cavaliere “la legge Severino è stata applicata a fatti contestati per gli anni 1995-1998, quindici prima che la legge fosse adottata”. Berlusconi, aveva aggiunto davanti alla Corte di Strasburgo “è stato privato del suo seggio con un voto in un Senato composto a maggioranza da suoi avversari: non era giustizia ma un anfiteatro romano in cui una maggioranza di pollici versi o pollici in alto decidono se uno va su o giù”. Per Fitzgerald la legge Severino “è di natura penale e retroattiva”.

Il precedente: Gabetti-Ifil
In verità a favore dell’ex Cavaliere potrebbe giocare anche una precedente sentenza della Corte europea dei diritti umani sul caso Grande Stevens, citata dal professor Franco Coppi durante la sua arringa in Cassazione per il processo Mediaset il 18 marzo del 2014. Il verdetto della Cedu era stato emesso solo il 4 marzo e aveva esteso il principio giuridico del “ne bis in idem”  (che prevede che non si possa essere condannati due volte per lo stesso fatto), sinora limitato alle sanzioni penali, anche alle pene amministrative. La corte di Strasburgo aveva stabilito che, istruendo un processo penale contro Franzo Grande Stevens e Gianluigi Gabetti per Ifil-Exor (poi conclusosi con l’assoluzione), l’Italia aveva commesso un abuso, perché i due erano già stati condannati in via amministrativa dopo una procedura promossa dalla Consob, l’organo di vigilanza della Borsa. Di qui, per Strasburgo, la violazione dell’articolo 4 del protocollo 7 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che stabilisce che non si può essere giudicati e puniti due volte per lo stesso reato. Al vaglio dei magistrati anche il parere della Commissione di Venezia, organo d’esperti costituzionalisti del Consiglio d’Europa. L’iter seguito in Italia per decretare la decadenza di Silvio Berlusconi da parlamentare è in linea con le condizioni minime di tutela dei diritti umani. Il verdetto verrà diffuso per iscritto, alle ore 11 del mattino, nel palazzo dei Diritti dell’Uomo, a Strasburgo. In virtù della legge Severino Berlusconi non è stato candidabile alle elezioni del 4 marzo: riabilitazione e candidabilità sono arrivate il 12 maggio scorso. 

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