Vivo a Roma e ho sufficienti anni per aver visto avvicendarsi numerosi sindaci. In particolare ne ho vissuti – da persona adulta con figli – almeno tre: Alemanno, Marino e poi Raggi. Del primo, posso dire che sotto la sua amministrazione la città è caduta in una miseria e decadenza infinite, tra corruzione, parentopoli, mafia capitale, sistematica distruzione di ciò che di buono era già stato fatto dai sindaci precedenti. Alemanno è stato il vero colpevole dello sfacelo di Roma, il sindaco a cui il Pd spianò la strada candidando Rutelli e che ha lasciato un’eredità praticamente impossibile da risanare. Nonostante questo Ignazio Marino, eletto con il 60% dei voti, aveva provato a risalire la china e nonostante critiche da ogni parte era riuscito in un’opera di parziale risanamento della città, pur con alcune scelte discutibili. Talmente capace e trasparente era Marino che il Pd è riuscito a cacciarlo a metà del suo mandato, spianando la strada, questa volta, alla sindaca grillina, anche lei votata con un vero e proprio plebiscito.

Dopo due anni di amministrazione, purtroppo, i problemi dei romani restano gli stessi, anzi si sono aggravati. Si è aggravato il problema dell’immondizia che invade la città, quello del servizio pubblico gravato da un parco mezzi del pleistocene, l’incuria del verde pubblico, la pericolosità stessa della città. Ma è falso dire che questa amministrazione non stia tentando il possibile, e che per fare il possibile, purtroppo, c’è bisogno di tempo. Perché se devi rifare gli appalti prima affidati a corrotti e mafiosi ti serve tempo, perché per ordinare e far arrivare centinaia di autobus nuovi e renderli operativi ti serve tempo, perché per aggiustare le buche evitando ditte che ci mettano bitume da quattro soldi che si liquefà alla prima pioggia ci vuole tempo.

Sono convinta che anche se stiamo soffrendo enormemente questi anni, la situazione dei prossimi potrà migliorare. E comunque: che cosa sarebbe successo se la sindaca fosse stata invece condannata e si fosse dimessa? Cos’avremmo ottenuto noi romani da una nuova, ennesima campagna elettorale, che avrebbe magari portato un leghista in Campidoglio? Leghista il quale avrebbe dovuto ricominciare tutto da capo, con enorme immane perdita di tempo, aggravando i problemi dei cittadini. Perché nessuno ha la bacchetta magica, perché il debito di Roma è immane, perché i soldi non ci sono e il governo centrale, anzi, ha negato 180 milioni promessi e indispensabili per arginare la devastazione della città. 

Con questo non voglio dire, ovviamente, che il voto sia una perdita di tempo. Tuttavia sono convinta che far dimettere una sindaca che senz’altro su Marra ha sbagliato, ma che comunque rispetto a ciò che abbiamo visto prima resta una persona onesta e non corrotta – sembra poco, purtroppo è tantissimo – sarebbe stato uno sbaglio madornale. Cosa possiamo sperare di ottenere con nuove elezioni ora? Forse l’uomo forte al comando di Roma? Forse un nuovo sindaco Pd, solo parzialmente slegato dalla vecchia guarda – perché di nuovo, al momento, non c’è nessuno? Piuttosto, se un consiglio (a una critica) va dato alla Raggi, a mio avviso è questo (oltre alla sua mancanza di carisma che però, purtroppo, è costituzionale): migliorare il suo modo di comunicare, scarsamente empatico e scarsamente efficiente.

Non basta una pagina Facebook dove si scrivono le cose che si fanno: è importante usare tutti i mezzi possibile, dai manifesti (non selvaggi) affissi per strada alla televisione (sì, consiglio più televisione, imparare da Salvini, che tutti credono stare su mille fronti solo perché sta sempre sullo schermo) per far sapere ai romani – che soffrono veramente molto – cosa sta facendo l’amministrazione, perché ancora non si stanno facendo certe cose, quali sono i tempi entro cui si promette di realizzarli. Anche perché a questo punto del lavoro dovrebbero essere chiari, si spera. Personalmente, soprattutto da cittadina, soffro soprattutto la scarsa capacità di entrare in sintonia con i cittadini. E anche di coinvolgerli nelle loro scelte locali. Proprio loro, i grillini, che hanno fatto della partecipazione il loro vessillo, finiscono a livello municipale per infliggere decisioni nell’assoluta contrarietà e scontentezza dei residenti. Perché non li sanno coinvolgere, perché non sanno parlarci. E questo sì che è un peccato capitale.

Ps: vorrei dire la mia sugli insulti rivolti da Di Maio e Di Battista alla stampa dopo l’assoluzione di Raggi. Da giornalista non posso che essere critica con la battaglia dei 5 Stelle contro i giornalisti, soprattutto perché si crea un pericoloso senso comune ostile alla stampa nelle persone più ignoranti, che si sentono autorizzati a insultarci e dirci la qualunque, e che sono incapaci di fare distinzioni tra di noi. Tuttavia, tutta questa levata di scudi e questa indignazione contro il parallelismo tra certi giornalisti e puttane mi pare eccessiva. Ci sono veramente giornalisti venduti alla politica, altri che hanno fatto carriera solo e soltanto grazie alla politica, altri che fanno killeraggio a comando (perché al soldo di politici o di altri), giornalisti che si fanno pagare per scrivere, editori che sfruttano e sottopagano i giornalisti, sindacati di giornalisti che se possibile aggravano la miseria della condizione di buona parte dei giornalisti. Potremmo cominciare anche noi a fare autocritica.

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