Provando a fare un ragionamento nello spazio stretto del post.

L’aspetto che problematizza in misura angosciante l’odierno quadro europeo, in previsione delle imminenti consultazioni elettorali nel maggio 2019, è l’evidente mancanza di opzioni terze rispetto alle attuali in campo; del tutto inaccettabili per un democratico alla ricerca di AltraPolitica: l’inseguimento demagogico di qualsivoglia spurgo reazionario dei cosiddetti sovranisti e la loro proposta di piccole patrie blindate, affidate all’imperio del solito uomo forte dal profilo ducesco; la difesa a prescindere della versione tecno-burocratica cui si è ormai ridotto il cinquantennale progetto europeo, nel rigetto di ogni istanza partecipativa democratica per tutelare gli interessi e le rendite delle varie corporazioni che lucrano dei vantaggi posizionali presidiati a Bruxelles (dai gatekeepers finanziari continentali e imprenditoriali specialmente tedeschi, alle Caste politiche consacrate al trade-off con il business e blandite quotidianamente da una torma di almeno trentamila lobbisti pronti a concedere “favori” e famelici di opportunità).

Dunque, un’offerta politica limitata alla proposta reazionaria/distruttiva in alternativa a quella conservatrice/affaristica. Nella comune, macroscopica, incapacità di indicare un’uscita in avanti dallo stallo attuale in Unione europea, che ne ripristini l’aspirazione di essere il grande spazio di governo delle sfide globali e – al tempo stesso – il diffusore di cooperazione e coesione nell’inarrestabile declino storico degli Stati-nazione. Il laboratorio in cui sperimentare democrazia a livello continentale, nella consapevolezza che ora tutti gli attori significativi sulla scena mondiale hanno dimensioni continentali e – al tempo stesso – sono refrattari alle logiche democratiche (o ne sono in fuga).

Per venire al caso italiano, una posizione che si potrebbe sintetizzare nello slogan “né Salvini, né Calenda”. Ma poi cosa ci resta?

I Cinquestelle non danno garanzie dopo le ambigue frequentazioni con Farage e il legittimo sospetto che subiscano l’egemonia della Lega perché il loro gruppo dirigente si riconosce in buona parte delle tesi salviniane (certamente in materia di immigrazione e volontà di destabilizzare irrimediabilmente l’Europa, assecondando le attese della coppia bieca Trump/Putin). E non è chiaro come nel maggio prossimo Di Maio e soci potranno differenziarsi dai contendenti in campo proponendo un posizionamento specifico e non subalterno.

I nostalgici di rinsecchiti ulivi e margherite subiscono la preminenza di un Matteo Renzi screditato nel Paese ma tuttora azionista di maggioranza interno; ornai obnubilato dal sogno di ennesimo ritorno in campo come improbabile Macron alla fiorentina. Altri inseguono l’idea “insalata russa” di agganciarsi a un’aggregazione che vada dal ragazzo dell’Eliseo (invenzione parigina di banca e massoneria, la cui luna di miele con gli elettori è terminata) all’ex funambolo greco Alexis Tsipras, colpito e affondato in quanto a credibilità dalla Troika. Così come sembrano soltanto pittoresche altre ipotesi legate a “personaggi”: il dandy Varoufakis, il “rosso antico” Melenchon o il Masaniello nostrano De Magistris.

E allora? Prendendo atto che a breve non si concretizza nulla di effettivamente spendibile, bisognerebbe cominciare a ragionare su tempi medi. Dunque lavorare per effettive aggregazioni coerenti con l’idea di un cambiamento come riscossa democratica, rivitalizzando l’idea di Europa prima della crisi del 2008. E nel breve sostenerne le prime avvisaglie. Progetto che potrebbe trovare naturali interlocutori in terra iberica (Podemos, Barcelona en comù, i socialisti portoghesi di Antonio Costa) e radicarsi altrove nelle sensibilità ambientaliste (critiche ma non sfasciste, seppure poco orientate al sociale) che in Germania sono in piena rinascita.

L’Italia, che fu all’avanguardia nella polemica contro l’involuzione del ceto politico in Casta, può dare un contributo a un tale disegno? Senza che ci si imbarchino tutti i reduci di mille naufragi, sempre bramosi di riconquistare uno strapuntino a Palazzo?