Una ricostruzione de Ilfattoquotidiano.it di tutte le volte in cui il Movimento Cinque Stelle ha contestato il gasdotto Tap e assicurato che avrebbe fatto di tutto per fermarlo ha mandato su tutte le furie la ministra del Sud, Barbara Lezzi. In un lungo passaggio del video nel quale l’esponente pentastellata, eletta in Salento con percentuali altissime, risponde alle contestazioni subite nel suo collegio dopo il via libera all’infrastruttura, se la prende con la nostra collaboratrice Tiziana Colluto. Il ministro ammette, come riportato nell’articolo pubblicato venerdì 26 ottobre su ilfattoquotidiano.it, di sapere da prima delle elezioni che sarebbe stato difficile fermare la costruzione dell’opera. E si rivolge direttamente alla cronista: “Alla giornalista dico che quando si fa un’inchiesta la si fa in maniera completa. Il percorso di Tap parte molti anni fa (…) quando il 20 febbraio 2018 vado a Melendugno dico che sarebbe stato difficile e complicato fermare il Tap ed erano subentrati dei contratti. Sta sulla mia pagina, Tiziana Colluto…”.

In quell’occasione (annunciando la sua firma a un documento di impegno per bloccare Tap) Lezzi disse effettivamente che sarebbe stato difficile, spiegando che nel trattato non erano previste norme per l’uscita, ma non disse solo questo. E dal minuto 9.30 del video tirato in ballo dalla Lezzi che pubblichiamo qui sotto, prendendolo proprio dalla sua pagina facebook, si sentono queste frasi: “Io posso dirvi senza dubbio una cosa: appena il M5s andrà al governo denuncerà il trattato, perché così si fa. Avvierà un ciclo di arbitrati internazionali con tutti i Paesi che sono coinvolti perché se noi riuscissimo a convincere tutti i Paesi sarebbe molto più semplice. Altrimenti noi ci affideremo all’arbitrato internazionale”, spiegava tra un attacco al Pd e uno a Massimo D’Alema. E ancora: “Vedremo di quanto si parla, che costi ci sono (…) C’è anche un problema di credibilità internazionale (…) non sarà una cosa semplice. Una delle prime cose che faremo è iniziare a denunciare questo trattato internazionale. Perché così si fa. Una denuncia all’autorità internazionale che si vuole uscire da questo trattato. Dopodiché avvieremo tutta la diplomazia necessaria in modo tale da toglierci da questa gabbia (…) e inizieremo a cercare di spostare… chiederemo alle forze dell’ordine anziché di bloccare i manifestanti di fermare gli operai“.

A ilfattoquotidiano.it non risulta che questo iter e queste iniziative siano state portate avanti nei quattro mesi che separano la nascita del governo dall’annuncio di Giuseppe Conte sull’impossibilità a bloccare Tap. Ecco il video integrale di quel comizio e il comunicato sindacale dei cdr del Fatto Quotidiano e de Ilfattoquotidiano.it.

Dopo il video del ministro e il comunicato del comitato di redazione, anche Fnsi e Assostampa Puglia si schierano al fianco della collega. “Il ministro per il Sud Barbara Lezzi non ha trovato di meglio, nel giustificarsi con i propri elettori per il mancato blocco alla realizzazione del gasdotto Tap, che prendersela con i giornalisti. Nel video postato ieri sera sul suo profilo Facebook, Lezzi ha attaccato duramente la giornalista Tiziana Colluto, contestandole il lavoro, rigoroso e professionale fatto sinora nel raccontare tutta la vicenda del gasdotto”, si legge in una nota congiunta del sindacato dei giornalisti e dell’Assostampa.

“Quel video, contenente gravissime accuse nei confronti della giornalista che ha commesso l’unico errore di raccontare fedelmente tutta la vicenda Tap, senza sconti o riverenze nei confronti di alcuno, ha infatti suscitato decine di commenti, alcuni dei quali gravemente ingiuriosi e diffamatori nei confronti della collega in particolare e dei giornalisti in generale – continua il comunicato – È gravissimo che un ministro della Repubblica, cerchi maldestramente di non rispondere delle promesse da marinaio fatte ai cittadini in campagna elettorale, additando al pubblico ludibrio una giornalista ed esponendola a critiche violentissime da parte della sua clacque”. Fnsi e Assostampa concludono quindi: “Un fatto inaudito che merita la condanna non solo degli organismi preposti ma anche di tutte le persone che ritengono che una informazione rigorosa, puntuale e indipendente costituisca il fondamento essenziale di una democrazia fondata sul rispetto del diritto di cronaca e del diritto dei cittadini ad essere informati di ciò che accade nel loro territorio”.

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