Cara Nadia Somma, ho letto attentamente le tue riflessioni. Intanto ti ringrazio perché consenti di dibattere apertamente su un tema a mio avviso fondamentale, riverberandosi sulla costruzione stessa della società civile oggi in Italia. Le cui iperboliche e anche subdole dinamiche sfuggono ai più ma che invece è opportuno vengano ben focalizzate, per creare una sana coscienza critica. E sana significa possibilmente non faziosa, non eccessivamente ideologica, non colma di pregiudizi. Un pensiero critico (che questo giornale ha sempre alimentato sin dalla sua nascita) pretende un confronto ed anche uno scontro di idee. Come in questo caso.

Ora, a parte i tuoi fraintendimenti di quanto da me scritto (non pavento una supremazia delle donne in Italia ma critico invece chi la auspica, concetto ben diverso; e, quanto all’alienazione genitoriale non ho mai denunciato “migliaia di casi ogni giorno” ma bensì ogni anno, non indicando “una ricerca di riferimento” semplicemente perché tali dati sono frutto di 22 anni di professione forense, atteso che l’Istat mai si sognerebbe di fare emergere un dramma come quello dei genitori alienati, che per tua informazione sono tanto uomini che donne…; non ultimo non ho mai fatto riferimento alla Pas ma all’alienazione e t’invito a comprenderne la differenza sostanziale).

Vengo invece alla tua replica che conferma il tuo perdurante teorema secondo cui le donne sono sempre le uniche vittime e gli uomini gli unici responsabili di ciò (dunque chi alimenta la lotta tra i sessi?). Lo argomenti sostenendo che esiste un “gap economico e occupazionale”, che “il 40% delle donne sposate sono disoccupate e il 60% che lavora, ha redditi più bassi”, che le donne “svolgono lavoro domestico a scapito di carriera e lavoro”, che “da anni si tagliano risorse per il welfare”, che “esiste una disuguaglianza”.

Ora non ho alcuna pretesa di farti cambiare opinione né mai accadrà. Mi accontenterò di offrirti una diversa prospettiva.

Esiste un gap economico e occupazionale? Indubbio, è un dato di fatto. Ma veramente credi che sia imposto dagli uomini? Ti farò un esempio. Nell’avvocatura le donne hanno redditi ben inferiori ma analizzando attentamente i rapporti Censis degli ultimi anni abbiamo scoperto che dipendono soprattutto da due fattori: le donne spesso dedicano molto meno tempo alla professione e spesso si sottovalutano. E’ colpa dell’opprimente “patriarcato”?

Differenza reddituale in genere: ma veramente credi e vuoi farci credere che a parità di posizione e occupazione (nel pubblico e nel privato), ad esempio una infermiera, sia pagata meno di un infermiere? La prima sarebbe pagata euro 10/ora e il secondo 15/ora? Perché questo è il messaggio che passa.

L’alto tasso di disoccupazione: l’Italia è fanalino di coda, a prescindere dal sesso. Vero è che il numero di donne disoccupate è molto maggiore. Ma ti sei mai chiesta se tutte le donne desiderino lavorare? Sei proprio sicura? Esistono svariate donne che desiderano (ergo non glielo impone nessuno) dedicarsi alla famiglia o ad altro. Poi, certo esistono non pochi “datori di lavoro” che preferiscono assumere uomini piuttosto che donne per evitarsi il peso della maternità. Ma sono tutti uomini i datori? Lo fanno per discriminare o perché gli costerà molto di più?

E qua veniamo al welfare: in Italia è certamente insufficiente. E’ un dato di fatto che colpisca di più le donne e i soggetti deboli. Ma i deboli sono solo donne? E come mai questo avviene? E’ voluto solo dagli uomini? Mi pare che da qualche decennio le decisioni politiche e legislative siano ripartite con un certo equilibrio tra i “generi”. Anch’io – e molti uomini – auspico un congedo parentale e un’indennità di paternità che incentivino gli uomini a potersi dedicare di più ai figli.

Il lavoro domestico: non riconosciuto adeguatamente ed anzi penalizzerebbe le donne in famiglia quando poi ci si separa. Vero, ci sono molte situazioni di questo tipo ed infatti spesso i tribunali li compensano con assegni di mantenimento (e abitazioni) che diventano sontuose rendite vitalizie, mentre in molti Paesi europei hanno una durata che varia da 3 a 5 anni. Ci sono però anche molte donne che si completano (e che scelgono) di dedicarsi in modo appagante alla cura dei figli e della casa. Dunque non generalizzerei.

Quello che vorrei dunque spiegarti è che abbiamo il dovere di non alimentare contrapposizioni di “genere”, né di alimentare false vittimizzazioni, né di far credere che i buoni siano tutti da una parte e i cattivi sempre sul lato opposto.

Io difendo sia uomini che donne. E ci sono vittime, genitori inadeguati, furbi, rei, violenti tanto uomini quanto donne. Non schematizzo. Chi pretende di farlo sempre e comunque non rende un buon servigio al principio di uguaglianza. E invece abbiamo bisogno di tanta autentica uguaglianza.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Migranti, Garante dei detenuti: “Gravi criticità nei centri per il rimpatrio”. Il Viminale replica e dà la colpa agli ospiti

next