È più esperta, ha vinto un argento alle ultime Olimpiadi e l’Europeo l’anno successivo, era tra le favorite della vigilia e ha eliminato tutte le altre. La Serbia ha dimostrato di essere la squadra più forte di questi mondiali giapponesi, l’unica capace di battere anche l’Italia. Le azzurre invece sono partite in sordina, da outsider, è così arrivano anche alla finale (ore 12.40, diretta su Rai2) che potrebbe consegnare alla Nazionale femminile il secondo oro iridato della storia, a 16 anni dal primo. “Dobbiamo studiare la Serbia e vedere il match giocato contro l’Olanda. Cercheremo di individuare delle situazioni per metterle in difficoltà”, ha detto coach Davide Mazzanti, pochi minuti dopo la vittoria in semifinale. Le sue ragazze, trascinate da Paola EgonuMiriam Sylla, hanno superato tutti gli ostacoli anche contro i pronostici: manca l’ultima sorpresa.

La Serbia ci ha già sconfitto 3 set a 1 solo quattro giorni fa. Certo, l’Italia affrontava quella partita con la tranquillità di essere già qualificata alle semifinali e Mazzanti ne aveva approfittato per far riposare qualche titolare dando spazio alle riserve, come la schiacciatrice 18enne del Club Italia, Elena Pietrini, autrice di una buona prestazione in attacco e in servizio. Ora però siamo alla finale del mondiale: sarà una gara molto diversa.

Dall’altra parte della rete c’è una generazione di giocatrici serbe che negli ultimissimi anni ha dimostrato il suo valore, al punto che è stata ritenuta sin dall’inizio una delle favorite. Una squadra che per la prima volta nella sua storia arriva a questo traguardo, ma che nel 2016 alle Olimpiadi di Rio ha vinto la medaglia d’argento (perdendo la finale contro la Cina) e l’anno successivo ha trionfato nel campionato europeo sconfiggendo l’Olanda. Tutte le titolari sono esperte dei campi internazionali e questo può essere un elemento a loro vantaggio contro una squadra giovane come l’Italia, la cui età media è sotto i 23 anni. “Abbiamo qualche sassolino da toglierci con la Serbia, come ad esempio la prima gara di Rio 2016 – ha ricordato Miriam Sylla dopo la semifinale con la Cina – Ci sono tante cose che noi quest’anno vogliamo riprenderci”.

Nonostante giochino nei campionati più disparati (Russia, Turchia, Svizzera, Germania e altri ancora), uno dei loro punti di forza della squadra allenata da Zoran Terzic è l’essere un gruppo molto ben rodato: “È una formazione fortissima, non per niente considerata tra le favorite già alla vigilia del Mondiale da molti addetti ai lavori – spiega a ilfattoquotidiano.it Francesca Piccinini che un mondiale lo ha vinto – Possono contare su un opposto eccezionale, come Tijana Boskovic, ma anche su un collettivo equilibrato in cui spiccano delle attaccanti molto forti sia in posto 4, come Brankica Mihaijlovic, sia al centro, come Milena Rasic e Stefana Veljkovic”.

Bisognerà fare attenzione soprattutto alla Boskovic. Gioca opposto come Paola Egonu, ma ha una caratteristica che la rende insidiosa: è mancina. Nella classifica degli attaccanti è quinta con 167 punti realizzati (l’italiana è prima a quota 291), ma questo vuol dire anche che le alzatrici, la capitana Maja Ognjenovic e Bojana Zivkovic, variano molto il gioco: sfruttano di più le centrali e si affidano molto anche alla schiacciatrice Mihaijlovic, che è settima tra le top scorer dietro Miriam Sylla. In sostanza, ci vorranno tutti i muri di Cristina Chirichella e Anna Danesi per fermare gli attacchi, ma anche i migliori interventi difensivi del libero Monica De Gennaro e di chi si troverà in seconda linea, soprattutto Lucia Bosetti che con la sua esperienza può fare la differenza in un gruppo giovanissimo. Per il resto, Ofelia Malinov dovrà dirigere i giochi con fantasia, sapendo però che nei momenti difficili può sempre affidarsi alla solita Egonu.