Una nuova perizia psichiatrica, il riconoscimento delle attenuanti generiche e l’esclusione della premeditazione. Nonché la riqualificazione dell’accusa di soppressione del cadavere in semplice occultamento. Sono le richieste che il difensore di Lucio Marzo, l’avvocato Luigi Rella, ha formulato in aula nella seconda udienza del processo con rito abbreviato in corso a Lecce contro il 18enne di Montesardo Salentino, imputato per l’omicidio della fidanzata 16enne Noemi Durini, uccisa il 3 settembre dello scorso annp in Salento.

Il cadavere venne ritrovato dopo dieci giorni, nascosto sotto un cumulo di pietre nelle campagne di Castrignano de’ Greci. Secondo il medico legale Roberto Vaglio, Noemi morì “per insufficienza respiratoria acuta conseguente ad asfissia da seppellimento mediante compressione del torace e dell’addome”. All’epoca dei fatti l’imputato – che ha confessato subito dopo l’iscrizione nel registro degli indagati – aveva meno di 18 anni, motivo per cui il giudizio si svolge davanti al Tribunale per i minorenni del capoluogo salentino.

Il pm Anna Carbonara ha chiesto ieri una condanna a 18 anni di reclusione – il massimo possibile considerate la minore età e la riduzione per il rito abbreviato – con l’aggiunta di altri diciotto mesi per reati confluiti nello stesso fascicolo. La sentenza è attesa per giovedì, dopo le repliche del pm. In aula oggi c’era anche Benedetta, la sorella maggiore di Noemi. “Spero che la giustizia faccia il suo corso – ha detto all’uscita del tribunale – per me non basterebbero neanche 100 anni, però il procedimento minorile è questo. Vedremo cosa deciderà il giudice”. Alla domanda se avesse guardato il reo confesso dell’assassinio della sorella – anche oggi presente in aula – Benedetta ha risposto: “Certo che l’ho guardato. Per lui parlerà la sua coscienza”.

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