Diciotto anni di carcere per l’omicidio e un anno e mezzo per i reati collaterali confluiti nel processo. È questa la richiesta della pm Anna Carbonara nei confronti di Lucio Marzo, il ragazzo accusato di aver ucciso la sua fidanzata, Noemi Durini, il 3 settembre 2017 in Salento. Marzo, quando venne messo alle strette dagli investigatori dopo dieci giorni di indagine, confessò l’omicidio durante un lungo interrogatorio e indicò il luogo in cui era stato nascosto il corpo della ragazzina.

Il procedimento per la morte della 16enne di Specchia, in provincia di Lecceil cui cadavere venne ritrovato nelle campagne salentine di Castrignano de’ Greci sotto un cumulo di pietre, si sta svolgendo con rito abbreviato, garantendo lo sconto di un terzo della pena all’imputato in caso di condanna, davanti al gup Tribunale per i Minori di Lecce Aristodemo Ingusciche a fine maggio aveva respinto la messa in prova di Marzo.

La giovane, secondo il medico legale Roberto Vaglio, morì “per insufficienza respiratoria acuta conseguente ad asfissia da seppellimento mediante compressione del torace e dell’addome”. Noemi era quindi in vita quando il suo assassino l’ha ricoperta con delle pietre di un muretto a secco ed è morta dopo una lenta agonia. L’esame autoptico aveva evidenziato che il fendente inferto con un coltello da cucina, la cui punta è stata rinvenuta conficcata nella nuca della vittima, non è stato letale, poiché la lama non è entrata nella scatola cranica.

Secondo Vaglio, inoltre, la presenza di tagli sull’avambraccio sinistro della ragazza dimostrerebbero il tentativo della 16enne di difendersi mentre le percosse al capo potrebbero aver prodotto “una commozione cerebrale” che l’aveva resa incosciente anche a causa di “una lesione laringea”. L’assassino, quindi, stando al perito, l’ha picchiata, poi ferita e ne avrebbe quindi trascinato il corpo privo di coscienza nell’uliveto per circa 5 metri per poi seppellirlo. Il peso delle pietre avrebbe provocato quindi l’asfissia e l’insufficienza respiratoria.