“Si sta discutendo” per fare “più dell’1,6% di deficit-pil” nel 2019 e “il 2% non è tabù“. Ma “non è una sfida a fare deficit ma una sfida a mantenere le promesse per un paese migliore”. Lo ha spiegato il vicepremier Luigi Di Maio a Circo Massimo su Radio Capital parlando della manovra, senza sbilanciarsi però su cifre precise in vista della Nota di aggiornamento al Def attesa domani in Cdm. Secondo Corriere e Il Sole si profila un’intesa sull’1,8-1,9%, cifre che però non consentirebbero la riduzione dell’indebitamento strutturale prevista dalle regole Ue. Il commissario Ue per gli Affari economici Pierre Moscovici, intervistato da La Stampa, avverte non a caso che “la legge di bilancio italiana dovrà essere ben al di sotto del 2%, nel rapporto fra Pil e disavanzo, se Roma vuole rispettare l’impegno a ridurre il deficit strutturale. Il paragone con il 2,8% della Francia non regge”.

“La mia non è una minaccia“, ha aggiunto il leader M5s riferendosi alle indiscrezioni sull’indisponibilità a votare la Nota se non conterrà la previsione del reddito di cittadinanza“ma va da sé che il Movimento 5 Stelle vota una manovra coraggiosa. Le persone devono cominciare a percepire un cambiamento, un miglioramento”. Sul deficit “siamo ben consapevoli che ci sono equilibri finanziari e conti da tenere in ordine e nessuno lo mette in discussione” ma “sui livelli del deficit dico: prima dobbiamo soddisfare le esigenze dei cittadini” con il reddito di cittadinanza e altre misure per avvantaggiare le fasce più deboli “e in base a quella spesa facciamo tagli per esempio sugli sconti alle piattaforme petrolifere e alle banche“. Si tratta di “deficit positivo”, dice, osservando che “le misure che stiamo mettendo in piedi” produrranno crescita anche negli anni a venire.

La prossima manovra, aggiunge, conterrà oltre alle misure bandiera anche tanti altri interventi: “Ci sarà l’Ires verde, così che meno inquini meno paghi, e la lotta al gioco d’azzardo che non non è finita per togliere i centri di gioco da vicino alle scuole e agli ospedali”. Di Maio ha parlato anche di un fondo “da un miliardo per risarcire i truffati delle banche”. Quanto alla pace fiscale “non può essere un condono perché noi non lo voteremmo: non ci possono essere scudi fiscali per conti portati all’estero; non ci sarà la soglia di un milione di euro che per noi non è accettabile” ma “una soglia che deve tenere all’interno solo le persone bisognose“. “Il tema – ha aggiunto – che ci sono tante imprese, lavoratori individuali e padri di famiglia che non hanno pagato le tasse in un momento di difficoltà, gente onesta che non poteva pagare: noi diciamo che facciamo una riforma fiscale e diciamo che quello che avete fatto in passato lo salviamo con un accordo con l’Agenzia delle Entrate, ma dopo mettiamo anche il carcere per gli evasori: perché d’ora in poi non si sgarra più”.

Parlando del decreto Genova, il vicepremier ha assicurato che “in giornata andrà al Quirinale, deve andare al Quirinale”. “Non lo interpreto come se si volesse fermare”, ha aggiunto riguardo al lavoro alla Ragioneria generale per definire cifre e coperture del dl. Il fatto è semmai che “la Ragioneria generale dello Stato sta lavorando anche al Def e alla Legge di bilancio”. Ad ogni modo “il decreto è pronto”, aggiunge, riferendo che intende chiamare il Mef perché “il decreto si deve mandare al Quirinale”. Quanto al nome del commissario per Genova, “ci sarà non appena il decreto verrà pubblicato in Gazzetta ufficiale”.