Quanto vale, in Italia, il fatturato annuo prodotto dai superalcolici, considerato uno tra i più redditizi a livello globale? Circa 1,2 miliardi di euro. A sorpresa, il motorismo storico lo supera, toccando la vetta di quasi 2,2 miliardi di euro l’anno: lo dice il rapporto di Istituto Piepoli presentato al Senato da ASI (Automotoclub Storico Italiano), ACI e FMI, al loro primo incontro dopo la “riappacificazione”. Lo scisma tra le prime due associazioni ha avuto origine anni fa, con la mancata presentazione al governo, da parte dell’ASI, delle liste di auto che potevano rientrare nella categoria di interesse storico, esentate dal bollo.

Quello del motorismo d’epoca, di fatto, è un fenomeno in crescita e dalle potenzialità non ancora pienamente espresse. Da sempre ritenuto uno “sport” per ricchi, d’élite, oggi pare stia raccogliendo sempre più pubblico, il che non necessariamente coincide con più acquirenti. Infatti, se fino a qualche anno fa i pezzi da collezione risultavano ancora abbordabili, perché alcune quotazioni erano ai più sconosciute, oggi le cose sono cambiate. “Il mercato è molto conosciuto e tutti sanno cosa hanno tra le mani”, afferma il vicepresidente della Commissione Giovani dell’ASI, Riccardo Zazza: “In queste associazioni manca il ricambio generazionale e la dodicesima commissione è nata all’inizio di quest’anno proprio con lo scopo di attirare sempre più giovani al mondo dell’automobilismo storico”. Cosa di certo non facile, visto che già per una Fiat 500 il prezzo oscilla tra i 4 mila e i 5 mila euro, mentre il settore motociclistico pare essere, per il momento, più alla portata.

In Italia il fenomeno suscita un certo interesse, come dimostrano anche le stime riportate dal sondaggio di Istituto Piepoli, con il 64% degli intervistati che dichiara di essere piuttosto incuriosito e affascinato dal mondo dell’automobilismo d’antan: ma se prima del 2014 gli iscritti ad associazioni come la stessa ASI erano circa 500 mila, l’allungamento della “età pensionabile” delle auto – salita a 30 anni – voluto dal governo Renzi ha in parte contribuito a contrarre questi numeri, facendo scendere gli iscritti sotto i 200 mila.

Lo stato dell’arte del motorismo d’epoca italiano non è però così roseo, infatti “in Italia il mercato è saturo e il patrimonio piano piano viene svenduto all’estero, dove si incontrano i maggiori acquirenti tra francesi, tedeschi e russi, particolarmente interessati a marchi come Alfa Romeo, Fiat e Piaggio” sostiene ancora Zazza. Gli inglesi sembrerebbero appassionarsi sempre di più alla Lancia, mentre gli italiani si tengono stretti l’Alfa Romeo e subiscono il fascino di Porsche. Nel frattempo la Rossa di Maranello, incontrastata regina dell’automobilismo, all’estero straccia sempre più cuori tra i paperon de’ paperoni: 48,4 milioni di dollari per una 250 GTO, battuta all’asta lo scorso 25 agosto a Monterey.