“Guardate che fama ha avuto! Che clientela mondiale ha adunato intorno a sé! Ma perché? Forse perché era un filosofo, perché era un sapiente, perché aveva mezzi a disposizione? Perché diceva la messa umilmente, confessava dal mattino alla sera ed era, difficile a dire, rappresentante stampato delle stigmate di nostro Signore”. È il 20 febbraio 1971 quando, ricevendo in udienza privata in Vaticano i superiori generali cappuccini, San Paolo VI pronuncia queste storiche parole. È il sigillo sulla vita di Padre Pio, morto esattamente 50 anni fa, il 23 settembre 1968, e il suo tormentato rapporto con la Santa Sede e i Pontefici del suo tempo.

Già da cardinale arcivescovo di Milano, Montini aveva manifestato stima e affetto per il frate del Gargano. Le sue parole, pronunciate appena tre anni dopo la morte di Padre Pio, misero finalmente fine alle tante polemiche e condanne dell’ex Sant’Uffizio che avevano reso la vita di uno dei santi più amati e venerati al mondo una vera e propria via crucis. Dopo San Paolo VI arriverà San Giovanni Paolo II che, il 23 maggio 1987, si farà pellegrino a San Giovanni Rotondo per pregare sulla tomba del frate cappuccino.

Sarà proprio il Papa polacco, che aveva conosciuto Padre Pio e si era confessato da lui, chiedendogli e ottenendo il miracolo della guarigione per la sua amica Wanda Poltawska, a beatificarlo nel 1999 e a canonizzarlo nel 2002. Dopo Wojtyla, anche Benedetto XVI nel 2009 e Francesco nel 2018 si sono recati a San Giovanni Rotondo per pregare davanti al corpo del frate ormai esposto perennemente alla venerazione dei fedeli. Durante il suo Giubileo straordinario della misericordia, Bergoglio lo ha voluto perfino a Roma, nella Basilica di San Pietro, per indicarlo al mondo quale modello da seguire.

Padre Pio ha così messo piede in Vaticano, lì dove da vivo non c’era mai stato. Eppure il suo rapporto con la Santa Sede era stato a dir poco tormentato. Due le persecuzioni subite dal frate da parte dall’ex Sant’Uffizio sotto i pontificati di Pio XI e di San Giovanni XXIII, con le relazioni negative prima di padre Agostino Gemelli e poi di monsignor Carlo Maccari, futuro arcivescovo di Ancona-Osimo. “Padre Pio – scrisse Gemelli – è un bluff. Il frate ha tutte le caratteristiche somatiche dell’isterico e dello psicopatico. Le ferite che ha sul corpo sono fasulle, frutto di un’azione patologica morbosa. È un ammalato che si procura le lesioni da sé. Si tratta di piaghe, con carattere distruttivo dei tessuti, tipico della patologia isterica”.

Dello stesso parere, diverso tempo dopo, monsignor Maccari che negli ultimi anni di vita, pentitosi, divenne uno dei più grandi devoti di Padre Pio. “Quando su di lui si è abbattuta la ‘bufera’, – disse Wojtyla il giorno della beatificazione del frate – egli ha fatto regola della sua esistenza l’esortazione della Prima lettera di San Pietro: ‘Stringetevi a Cristo, pietra viva’. In questo modo, è diventato anche lui ‘pietra viva’, per la costruzione dell’edificio spirituale che è la Chiesa”.

Come ha ricordato Francesco visitando Pietrelcina, Padre Pio “cominciò a sperimentare la maternità della Chiesa, della quale fu sempre figlio devoto. Amava la Chiesa, amava la Chiesa con tutti i suoi problemi, con tutti i suoi guai, con tutti i nostri peccati. Perché tutti noi siamo peccatori, ci vergogniamo, ma lo Spirito di Dio ci ha convocato in questa Chiesa che è santa. E lui amava la Chiesa santa e i figli peccatori, tutti. Questo era San Pio”. Un amore che ha saputo sopportare le ingiustizie e le incomprensioni e che oggi è di grande attualità e insegnamento mentre diversi cardinali e vescovi, invece, attaccano il Papa.

“San Pio – ha sottolineato Bergoglio a San Giovanni Rotondo – ha combattuto il male per tutta la vita e l’ha combattuto sapientemente, come il Signore: con l’umiltà, con l’obbedienza, con la croce, offrendo il dolore per amore. E tutti ne sono ammirati; ma pochi fanno lo stesso. Tanti parlano bene, ma quanti imitano? Molti sono disposti a mettere un ‘mi piace’ sulla pagina dei grandi santi, ma chi fa come loro? Perché la vita cristiana non è un ‘mi piace’, è un ‘mi dono’. La vita profuma quando è offerta in dono; diventa insipida quando è tenuta per sé”.

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