C’è anche il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, tra i 53 indagati dalla procura della Repubblica nell’ambito dell’inchiesta battezzata “Mala Depurazione”, che stamattina ha portato al sequestro di 14 depuratori di acque reflue comunali nel comprensorio della provincia reggina. Oltre a Reggio, i comuni interessati dal sequestro sono quelli di Villa San Giovanni, Scilla, Bagnara Calabra, Motta San Giovanni, Marina di San Lorenzo e Cardeto.

Il Pd Falcomatà non è l’unico sindaco indagato. L’inchiesta ha accertato irregolarità nella gestione degli impianti dal 2011 ed è per questo che il procuratore Giovanni Bombardieri, l’aggiunto Gerardo Dominijanni e il pm Angelo Roberto Gaglioti hanno iscritto nel registro degli indagati anche l’ex sindaco di centrodestra, Demetrio Arena, e alcuni commissari prefettizi che hanno guidato il comune nel periodo dello scioglimento per infiltrazioni mafiose.

Sono indagati pure i dirigenti e i funzionari delle società che hanno gestito i depuratori e i dirigenti degli uffici tecnici e dei lavori pubblici. Con il sequestro di oggi, eseguito dalla polizia giudiziaria della Capitaneria di porto su disposizione del gip Maria Cecilia Vitolla, la procura contesta i reati di inadempimento di contratti di pubbliche forniture, omissioni d’atti d’ufficio, disastro ambientale, getto pericoloso di cose, attività di gestione non autorizzata di rifiuti con smaltimento illecito degli stessi.

In sostanza, secondo gli investigatori della guardia costiera, le maggiori criticità riguardano il malfunzionamento degli impianti, la mancanza o la sostituzione di compressori, elettropompe e misuratori di portata. In alcuni casi, inoltre, sono stati riscontrati dei by-pass non autorizzati all’interno degli impianti. By-pass che servivano a scaricare a mare i liquami senza che questi venissero in qualche modo depurati. Ai sindaci e ai dirigenti comunali, i pm hanno contestato una serie di reati in materia di pubblica amministrazione tra i quali inadempimenti e omissioni di atti d’ufficio. In altre parole, chi in questi anni doveva controllare che i depuratori funzionassero non lo ha fatto

Ai responsabili delle società che gestivano gli impianti, invece, sono stati contestati una serie di illeciti ambientali che, secondo gli inquirenti, nel tempo hanno provocato (e stanno provocando ancora) pesanti impatti inquinanti. Per gli investigatori c’è “sostanzialmente una compromissione dell’ambiente”. “Il malfunzionamento del sistema di depurazione incide negativamente e purtroppo in maniera determinante nell’accoglienza che questa terra può offrire sotto il profilo del turismo. Spesso ci lamentiamo dell’inquinamento. La nostra attività è finalizzata proprio a questo. L’indagine ci consegna una situazione di degrado che riguarda l’intera Calabria dove, in questo momento, i depuratori sequestrati sono 64. L’indagine continua. Al momento ci sono 53 indagati per 14 impianti sequestrati, ma gli accertamenti che andremo a fare ci forniranno un quadro più completo sulle singole posizioni”, ha spiegato in conferenza stampa il procuratore Bombardieri.

Il procuratore aggiunto Gerardo Dominijanni ha espresso il suo rammarico perché “la procura deve intervenire sempre dopo perché chi aveva il compito di vigilare su questi impianti non lo ha fatto. Attraverso questo sequestro riusciamo ad ottenere la messa in regola di tutti i depuratori che già in passato sono stati oggetto di altri provvedimenti giudiziari. Il problema di fondo è che riscontriamo la mancanza di controlli che avrebbero potuto evitare il sequestro”.

Sugli amministratori coinvolti, il procuratore Bombardieri ha precisato che “non è una responsabilità oggettiva ma in quanto sindaci. È evidente che questo è un passaggio cautelare e che le loro responsabilità dovranno essere accertate con gli approfondimenti. La responsabilità sul funzionamento dei depuratori è in capo ai Comuni ma dobbiamo verificare caso per caso. L’avviso di garanzia, al momento, è un atto dovuto”.  Adesso la custodia degli impianti è stata affidata alla Regione. Il gip, infatti, ha nominato custode dei depuratori il dirigente del Dipartimento Ambiente della Regione, Orsola Reillo, che adesso dovrà provvedere alla messa in regola degli impianti sequestrati.