L’uomo mangia. Io sono un uomo. Io mangio. Sono ciò che mangio? Non lo so, in realtà ho il sospetto di essere ciò che vomito, ma diamo per buona l’affermazione che “l’uomo è ciò che mangia”. Ieri sono stato un filetto al pepe verde, ieri sono stato delizioso. Vegani e vegetariani di tutto il mondo, ogni volta che vi ascolto penso: questi hanno ragione, macellare esseri viventi è “umano”, purtroppo. L’uomo macella. Io sono un uomo. Io non macello, delego. L’uomo delega. Delegare la macellazione è un atto di vigliaccheria alimentare ed elementare.

Come ci ricorda Rousseau nel suo capolavoro pedagogico, l’Emilio, uccidere un animale con le proprie mani è spaventoso, molti di noi non avrebbero la “stoffa” per compiere un simile atto. Rousseau e Voltaire erano vegetariani. Io no. Io delego e mi vergogno di questo, ma davanti a una polpettina al sugo di mamma cedo, tutta la mia impalcatura etica crolla miseramente, e la polpettina al sugo mi ordina: mangiami! Penso di avere un angolo cieco nella mente e nel cuore, in questo angolo cieco la compassione non arriva, ho coscienza del delitto, della mostruosità di fare soffrire gli animali, ma non c’è niente da fare: la polpettina al sugo è più forte. Collego la polpettina al sugo alla mamma, non al macellaio. Anzi, sono così vigliacco che immagino la nascita spontanea di tante polpettine al sugo nella cucina di mamma, senza il passaggio nei macelli.

Vivo un conflitto interiore che non è abbastanza conflittuale da farmi smettere di mangiare carne. Tra di voi magari ci sono dei vegetariani sovranisti, bene, anche voi avete un angolo cieco nel cuore e nella mente, pur di difendere la vostra idea sovranista non arrivate a provare pietà per la cancellazione dei diritti umani ad opera di dittatori sanguinari come Putin, tanto per fare un nome. Avete coscienza dei delitti, ma il raggio di luce della compassione non arriva ad illuminare il vostro angolo cieco, l’idea sovranista è la vostra polpetta al sugo.

Ho perso ogni speranza di diventare vegetariano dopo avere visto un documentario sul vecchio macello de La Villette, girato dall’immenso Georges Franju. Sequenze impressionanti di scuoiamento degli ovini mi hanno turbato, ma non mi hanno modificato, resto un carnivoro. Neanche la mia cinefilia mi ha salvato da questo dramma interiore, un dramma che si chiama “polpetta”. Polpetta è mamma, nella mia testa e nel mio cuore carnivoro. Mamma da buona fiorentina mi ha abituato ai piaceri della tavola, allo slow food, al piacere della convivialità, ricordo pranzi e cene lentissime con i parenti, davanti a bistecche chianine ridotte, parola dopo parola, morso dopo morso, all’osso. C’era anche chi scarnificava l’osso tra l’approvazione generale. Maledetti carnivori: vi amo!

E nonostante questa mia educazione sentimental-carnivora, nonostante la mia abitudine a carne di prima scelta, negli anni non sono riuscito a sottrarmi al fascino perverso di un Big Mac con patatine fritte e Coca Cola. Orrore, orrore degli orrori, diranno i sovranisti vegetariani! McDonald’s, simbolo atroce dell’imperialismo americano. Eppure. Eppure McDonald’s era l’unico posto dove potevo incontrare il mio amico Roberto Perino, un vagabondo senza casa, alto, bello, elegante di stracci, con il suo bastone di legno, intagliato personalmente. McDonald’s lo sfamava, gli riempiva la pancia, con i pochi soldi che aveva in tasca riusciva a mettere a tacere la fame. Anche solo per questo McDonald’s mi era simpatico.

E come non ricordare le parole di mio zio Roberto Farina? Zio era un cinefilo e un melomane, adorava Viale del tramonto di Wilder, la Callas, e le periferie romane dove organizzava leggendarie rassegne di cinema. Zio era anche un goloso, sognava “musei del cibo” dove potere gustare i cibi di tutte le epoche. Una volta venne a trovarmi a Milano, andammo in un McDonald’s e con la bocca grondante ketchup lo sentii dire: “Dio benedica McDonald’s”. Lui che era un anarchico innamorato della Callas, pronunciò una frase così scandalosa. Ricordo la sua camera ardente, zio era nella bara, sopra il suo petto un libro della Callas, c’erano tutti i migliori critici cinematografici a rendergli omaggio: Ghezzi, Oreste De Fornari, Tatti Sanguineti, e ognuno scriveva una frase sul libro della sua adorata Callas, io scrissi: Dio benedica McDonald’s.

Venne cremato insieme alla sua Callas. E insieme a McDonald’s.

Le contraddizioni sono il sale della vita, o no? Voi vegetariani sovranisti, che ne dite? Voi che difendete Putin, invece di amare Anna Politkovskaja, voi che avete un angolo cieco nel cuore e nella mente, dove non arriva la pietà, come il sottoscritto, come tutti noi. Non si sfugge alla maledizione della polpetta. Vivere è una contraddizione. Vivere è scandalosamente ambiguo. Io amo Anna Poltikovskaja e sono grato ai macelli che mi procurano deliziose polpette, Dio benedica Anna Politkovskaja e il diavolo si prenda il macellaio Putin.

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