Sarà anche una corruzione a basso potenziale, qualche migliaio di euro pagati in cambio di informazioni, eppure quella che la magistratura di Trento sta scoprendo è una ragnatela preoccupante. Perché Carabinieri, Polizia e uomini della Finanza delle province di Roma, Foggia e Bolzano sono finiti in manette, o sono stati denunciati, perché al soldo di un’agenzia investigativa con sede legale a Bolzano. E’ stato l’accesso alle banche dati in uso alle forze dell’ordine a smascherare l’intrallazzo, confermato da comunicazioni via Telegram e WhatsApp. Notizie che attengono al segreto d’ufficio o alla sfera privata delle persone erano cedute in cambio di soldi, secondo un tariffario preciso. Gli arrestati sono nove, i denunciati sette. L’agenzia investigativa nel mirino ha sede a Bolzano ed  è stata fondata vent’anni fa da Mauro Delmarco che, come ricorda egli stesso nel suo sito, “ha operato per più di vent’anni presso la Polizia di Stato”. E, secondo il capo d’accusa, si avvaleva di uomini delle istituzioni per raccogliere informazioni riservate.

Il meccanismo era collaudato. Gli uomini in divisa usavano le proprie credenziali d’accesso al portale interforze del sistema d’indagine, acquisivano le informazioni e le passavano all’agenzia. Gli investigatori privati usavano i dati per completare i propri dossier su diversi argomenti: tradimenti, truffe aziendali, assenteismo. Nell’inchiesta figura anche una seconda agenzia investigativa, la Matrix di San Martino Buonalbergo, in provincia di Verona.

In cima all’elenco degli arrestati, ai domiciliari, troviamo proprio Delmarco, un ex poliziotto di Cavalese, e il veronese Matteo Zamboni, titolare appunto della Matrix. Gli altri arrestati sono: Cristian Tessadri della Guardia di Finanza di Bolzano, i poliziotti bolzanini Rossana Romano e Peppino Spagnuolo (lui è in pensione) che sono conviventi, il tecnico informatico padovano Andrea Cervelli, i carabinieri Carmelo Carone di Taranto e Luigi Rosolia di Roma. Sapendo di essere ricercato, si è costituito ai carabinieri di Cavalese, dove vive, il pensionato Giuliano Vinante, collaboratore di Delmarco ed ex poliziotto, che avrebbe anche effettuato intercettazioni ambientali illegali. Per semplice concorso in accessi abusivi a sistemi informatici sono state indagate sette persone che hanno collaborato con Delmarco o gli hanno chiesto di acquisire informazioni illecitamente.

L’inchiesta condotta dal Nucleo investigativo dei carabinieri di Trento è nata dalla denuncia di una donna di Predazzo, che si stava separando dal marito, un ex poliziotto trentino. Non solo aveva trovato delle cimici nelle proprie abitazioni di Predazzo e in Sardegna (una era nascosta nel compasso del figlio), ma sul cellulare del marito aveva trovato alcune foto di cui non avrebbe potuto essere legittimamente in possesso. Le ricerche effettuate dai carabinieri specializzati in informatica hanno portato a scoprire il tariffario. Le informazioni più semplici venivano pagate 50 euro, ma si poteva arrivare fino a 450 euro per dati più complessi e delicati da acquisire. In media, però, venivano pagati circa 300 euro. Ed è così che i servitori dello Stato infedeli arrotondavano lo stipendio incassando fino a duemila euro.